#cristianèitaliano

11 Ago

Questa è la storia di Cristian Ramos, giovane con sindrome di Down nato a Roma 18 anni fa. Le sue origini sono colombiane, ma lui vorrebbe avere la cittadinanza italiana.
Il suo caso ha suscitato enorme interesse.
Cristian è nato in Italia dalla relazione fra una donna colombiana e un italiano, ma il padre alla notizia che il bambino fosse down, si è rifiutato di riconoscerlo.
In questo caso, essendo figlio soltanto di una madre straniera, avrebbe potuto richiedere lo status di cittadino soltanto quando avrebbe compiuto la maggiore età, ovvero dal mese di novembre scorso, peccato che nel caso di Cristian entri in gioco anche la disabilità ad impedire la pratica.
Il ragazzo frequenta le scuole superiori, legge, scrive, gioca a calcetto, segue il calcio, nuota, suona la chitarra, esce con gli amici, conduce insomma una vita normale, come tanti altri ragazzi della sua età, ma nonostante tutto questo non può prendere la cittadinanza, perché ritenuto incapace di compiere il fatidico giuramento in Comune, quindi non in grado di manifestare «autonomamente la propria volontà e il desiderio di diventare cittadino», come spiega anche l’avvocato della Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità) Geatano De Luca, sottolineando che «lo scoglio sta nel giuramento, passaggio imprescindibile» poiché si tratta di un atto personalissimo e dunque nessuno, neanche il genitore o un amministratore di sostegno nominato dal Tribunale, può pronunciarlo per conto di un figlio o di un tutelato.
Un passaggio che la burocrazia giudica essenziale per un mix di leggi e assenze normative che però di fatto calpestano i suoi (e non solo i suoi) diritti.
Al suo caso si sono interessati anche i media: il 24 gennaio il quotidiano Avvenire esponeva il caso con un editoriale, e recentemente Giulio Golia della trasmissione tv di ItaliaUno Le Iene ha intervistato il ragazzo e la mamma.
Il giornalista nel servizio andato in onda domenica 3 febbraio, ha rivolto al ragazzo una serie di domande alle quali ha risposto senza problemi, in maniera sufficientemente chiara, dando prova di comprendere appieno il discorso, e dando prova che possa tranquillamente comprendere cosa sia un “giuramento” e dichiararsi un “cittadino italiano”.
Cristian coltiva, oltre alla speranza di diventare italiano, la passione per la squadra della Roma e per il suo capitano, e così Golia ha voluto realizzare il suo sogno, portandolo allo stadio Olimpico per fargli seguire una partita (purtroppo per il ragazzo, quella persa contro il Cagliari) e facendogli conoscere il suo idolo, Francesco Totti, che ha messo il suo volto per appoggiare la causa.
Tutto è iniziato quando mamma Gloria qualche mese fa, al compimento della maggiore età del figlio, ha pensato di fargli inoltrare domanda per la cittadinanza italiana, ma sia all’anagrafe che in prefettura le hanno risposto che non era possibile fargliela ottenere, i ragazzi come lui, le hanno spiegato, sono considerati incapaci di prestare giuramento.
E mentre Cristian resta vittima di una normativa incomprensibile, in Colombia, luogo d’origine della madre, non sanno neanche che è nato, e in Italia non lo vogliono.
Un’ingiustizia, considerando che è contro la legge, visto che il nostro Paese ha ratificato la Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità, e che all’articolo 18 stabilisce “il diritto alla cittadinanza non può essere negato per motivi legati alla disabilità”.
Nel frattempo dal Ministero dell’Interno è arrivata la promessa che il caso verrà valutato nel modo più appropriato possibile. Il disegno di legge al quale gli esperti stanno lavorando dovrebbe servire a colmare le lacune legislative con regole chiare che evitino una volta per tutte umilianti discriminazioni a chi già deve sostenere battaglie quotidiane più faticose di quelle di altri, in modo che in futuro si eviti ripetersi di casi simili, sperando che dai vicoli tortuosi e spesso ciechi della burocrazia, intessuti di norme ingiuste e contraddittorie, si possa ogni tanto uscire, grazie anche alla sensibilità e alla buona volontà delle istituzioni.
La storia di Cristian ha sollevato una questione di cui ancora non ci si era mai occupati e che vede coinvolti tutti i giovani che come lui sono nati in Italia da genitori stranieri e che, avendo una disabilità intellettiva, sono ritenuti incapaci di comprendere il senso del giuramento di fedeltà alla Costituzione, atto necessario per ottenere la cittadinanza italiana. Forse grazie al suo caso ci sarà finalmente una svolta. Per ora rimane figlio di ragazza madre extracomunitaria, mentre la domanda da lui inoltrata aspetta nuovi risvolti. Restiamo in attesa.Immaginec

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