#VendesiMonumento

11 Ago

Fino a qualche tempo fa i privati finanziavano l’arte. Ora sono l’ultima spiaggia per salvare monumenti e edifici storici la cui sopravvivenza è a rischio nell’Italia (e nell’Europa) ai tempi della crisi.
Il nostro paese possiede buona parte del patrimonio mondiale dell’Unesco, ma la recessione economica e le misure di austerità sono una continua minaccia per la cultura italiana, e così, sempre più spesso, si inizia a ricorrere al settore privato cedendo i diritti d’uso dei monumenti oppure addirittura vendendoli.

Nel 2008 il gruppo Benetton ha acquistato il Fondaco dei Tedeschi, palazzo del 1500, ex sede dei commercianti tedeschi a Venezia.
Nel 2010 il quotidiano inglese The Guardian pubblica la foto del Palazzo Ducale avvolto da un enorme pannello pubblicitario della Coca Cola.
Venezia si è così trovata costretta a ricorrere a questi espedienti per conservare i suoi preziosi monumenti. Grazie alle entrate degli sponsor si sono coperte le spese per i lavori di restauro del palazzo Ducale e del Ponte dei Sospiri (circa 2,8 milioni di euro).
Anche il prestigioso settecentesco Palazzo Manfrin è in vendita, per una cifra stimata intorno ai 16 milioni e mezzo di euro, così come la locanda Ca’Foscari, prezzo 540 mila euro, ed altri noti palazzi della laguna. Laddove le entrate non sono sufficienti si passa alla vendita pur di non vederli cadere a pezzi. A Roma il Colosseo e la Fontana di Trevi (questa già sotto tentativo di vendita in tempi non sospetti nel lontano 1961, quando Totò provò a rifilarla ad un ingenuo magnate italo-americano in una celebre scene del fil Tototruffa’62) si stanno sgretolando, mentre la Domus Aurea e gli scavi di Pompei cadono inglorosiamente a pezzi.

Per finanziare il restauro del Colosseo, e sfruttarne i diritti di immagine per 15 anni, Diego Della Valle mette sul piatto 25  milioni di euro, ma una controversa vicenda burocratica ha bloccato l’inizio dei lavori di restauro finanziati dal gruppo Tod’s, a cui hanno fatto seguito numerose polemiche sull’accordo stipulato con il Comune di Roma, e il caso è così rimasto arenato presso il Tar del Lazio, mentre il Consiglio di Stato dovrà decidere sul ricorso del Codacons contro l’affidamento della sponsorizzazione a Mister Tod’s.

L’ennesimo rinvio dei lavori per il restauro del Colosseo dimostra che in Italia la cultura continua ad essere poco considerata nella vita economica di un paese che invece dovrebbe promuoverla e non ostacolarla. Questa vicenda è utile perché mostra con chiarezza chi e come condanna il patrimonio storico-artistico italiano ad un’ingloriosa fine.
Qualche tempo fa la nota casa automobilistica tedesca Volkswagen voleva sponsorizzare il lancio sul mercato di una nuova automobile, lo scenario scelto era quello del Colosseo, ospiti invitati da ogni parte del mondo, ma neanche questa occasione fu colta, e la trattativa si bloccò. Occasione ghiotta persa, considerando che oltre agli introiti economici per la realizzazione dell’evento, la manifestazione avrebbe dato ulteriore visibilità allo storico sito, in modo da attirare ancora più turisti nella Capitale d’Italia e del Mondo.
Il problema è quello di coniugare gli sforzi per la conservazione, promossi dai privati, con le finalità reali del patrimonio artistico, cercando di trovare un giusto compromesso che accontenti entrambe le parti.

Pezzo dopo pezzo il patrimonio italiano rischia di sparire, e il settore della cultura è uno dei  più colpiti dalle misure restrittive del governo.
In un periodo di scarsissime risorse sarebbe più saggio promuovere interventi di privati, come quello raccontato, piuttosto che vedere un patrimonio culturale che si sta deteriorando.
Il caso del Colosseo di Roma potrebbe spalancare questa strada.

Immagine

#Simone

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