#AddioPizzaCinematografica

24 Ago

Immagine

A Natale la pellicola riempirà le sale italiane, questa, però, sarà l’ultima.
Il cinema sta cambiando forma, da gennaio i film, al netto di qualche ritardatario, viaggeranno solo in formato digitale. Alle “pizze” resta solo qualche mese di vita. Ed è probabile che l’ultima pellicola oggi sia ancora negli Stati Uniti. A Rochester, Illinois, nella fabbrica della Kodak, rimasta la sola azienda al mondo a produrla in modo industriale. La giapponese Fuji è stata rapida a riconvertirsi, ora vende cosmetici. Kodak invece no e la rivoluzione digitale, tra cinema e fotografia, l’ha trascinata alla bancarotta. Con fatica ora cerca di ripartire e il piano di risanamento prevede un piccolo spazio per la pellicola. Intanto però il mega stabilimento di Chalon, in Francia, è stato degradato a semplice magazzino. E l’ufficio di Roma, che per decenni ha soddisfatto le richieste di Cinecittà, ha chiuso. Il materiale si ordina online, e arriva dall’America via nave.
Perfino tra i registi i fanatici della pellicola sono rimasti una minoranza, «otto su dieci ormai girano in digitale», assicura Richard Borg, amministratore delegato in Italia di Universal e presidente dei distributori Anica.
Si sono convinti anche Steven Spielberg e Giuseppe Tornatore. Resiste Paolo Sorrentino, Roma decadente de La grande bellezza è impressa su pellicola.
Ad essere in ritardo sono alcune sale cinematografiche, specie le più piccole. All’ultimo rilevamento ancora il 35% non aveva fatto la conversione. L’ultima pellicola arriverà in Italia soprattutto per loro. Anche se gli stampatori, i centri dove realizzare le “pizze” definitive dei film, non saranno facili da trovare. Prima Technicolor e poi Deluxe, i due leader di mercato, hanno chiuso i loro stabilimenti italiani.
Questione di costi, «con il passaggio al digitale arriveremo a dimezzare le spese di distribuzione», spiega Richard Borg. Forse perfino di più, se stampare una copia in pellicola costa dai 500 ai 700 euro, mentre un hard disk digitale, il Digital Cinema Package (DCP) che la sta sostituendo, viene da 150 a 200. Per chi le trasporta, la differenza è tra 35 kilogrammi di “pizze” e un kilo di scatoline di plastica.
La tecnologia era pronta da una decina di anni. Le major dovevano solo trovare il modo giusto per imporla, convincendo gli esercenti a sostituire i loro proiettori analogici da 35 millimetri con un impianto digitale. Investimento di circa 55mila euro, da moltiplicare per ogni sala.
I piccoli protestano, molti dicono di non farcela. «In Italia abbiamo circa 3500 schermi, quelli in difficoltà saranno 500», stima Luca Proto, vicepresidente di Anec, Associazione esercenti cinema e proprietario di diverse sale nel Triveneto.
Il destino della cellulosa per il cinema, allora, è quello che già vive nel mondo della fotografia, non scomparire, ma diventare un prodotto di nicchia.
Capitava, seduti nelle ultime file, di sentire un fruscio, di intravederli nella cabina. Con il digitale, al massimo sentiremo un paio di operatori al pc che schiacceranno tasti nella sala proiezione.

#Simone

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: