#CensuraMadeInJapan

29 Ago
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Nel continente asiatico non sono di certo una novità i casi di censura nell’arte e spesso ad essere presi di mira sono i manga giapponesi: di solito questi ultimi vengono messi al bando per la presenza di espliciti motivi sessuali o a causa di un’eccessiva violenza delle storie e delle immagini. Nel 2010 venne approvata una legge che impediva l’utilizzo nei manga di personaggi dai tratti infantili raffigurati in atti erotici; gli autori ovviamente non accettarono il provvedimento, che fu da loro visto come una negazione della libertà d’espressione.

A generare nuove polemiche oggi è il ritiro dal commercio di ‘Hadashi No Gen’, un classico del 1973 di Keiji Nakazawache che ha riscosso fin da subito un enorme successo. Il manga, che racconta gli orrori della Seconda Guerra mondiale, con un lungo e dettagliato riferimento all’episodio della bomba atomica di Hiroshima, fu pubblicato per la prima volta in un numero speciale della rivista ‘Weekly Shonen Jump’; la storia venne poi distribuita in dieci volumi e la sua fortuna aumentò progressivamente. ‘Hadashi No Gen’ venne infatti ristampato varie volte e tradotto in ben 20 lingue, italiano compreso e la trama fu riadattata per il cinema, per il teatro e la tv, con disegni dei cartoni animati.

Ad ordinare il ritiro dalle biblioteche delle scuole primarie di tutti gli esemplari del manga è stato il consiglio scolastico della regione di Matsue: i suoi membri, pur riconoscendone il valore storico ed educativo, hanno puntato il dito contro scene di violenza relative ad azioni dell’esercito giapponese che potrebbero avere ripercussioni sulla crescita interiore dei ragazzi. Il libro infatti viene spesso usato nelle scuole perché i professori si servono delle storia di Gen e della mamma, superstiti di Hiroshima, per avvicinare concretamente piccoli studenti alla storia passata del Giappone e agli orrori della guerra. Non a caso fu proprio questo il proposito con cui Keiji Nakazawa, morto lo scorso anno, lo scrisse: anche lui era un sopravvissuto di Hiroshima, assieme alla madre, a differenza del padre e dei fratelli. Anche lui voleva che tutti ricordassero e decise di regalare al suo Paese e al mondo intero un invito alla pace con delle immagini emblematiche e veritiere, con il racconto di una storia, sostanzialmente la sua; così lui, che ha conosciuto il dolore e l’orrore, ha universalizzato l’invito al ricordo e la speranza per un futuro di pace con uno dei mezzi di comunicazione più diffusi, con l’arte di narrare per immagini.

Sta di fatto che le numerose contestazioni sorte a seguito del provvedimento del consiglio scolastico già ne hanno obbligato i membri ad affermare pubblicamente che riprenderanno presto in esame la questione; ma nel frattempo non è più possibile reperire il manga.

#Michela

 

 

 

 

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