Archivio | settembre, 2013

#AbbeyRoad

30 Set

Immagine

by  #Ignazio(Ignant)Piscitelli

#CorbelleriaTime

30 Set

Durante un raduno del Pdl a Napoli per festeggiare i 77 anni dell’ex premier Silvio Berlusconi, la Carfagna, in collegamento telefonico con il Cavaliere, paragona la figura incompresa del suo leader politico a quella del fisico Albert Einstein.

Riportiamo le parole esatte.
M.C: – “Mi viene in mente una frase di Albert Einstein: le grandi menti hanno ricevuto sempre violente opposizionE..le grandi personalità hanno sempre ricevuto violentA opposizionE da parte delle menti mediocri”.

Ricordo che spesso i miei professori delle scuole superiori si soffermavano sul concetto di hýbris.

Non ne davano mai una definizione precisa. Quella che però li appassionava di più era “tracotanza”, “superbia”.

Era un chiaro avvertimento: “Non superate il limite”. Quel limite oltre il quale si va incontro allo sdegno e alla vendetta degli dei o di chi per loro ne fa le veci.

Albert Einstein non era un Dio. Stava dalla parte della Fisica, pur non rinnegando la sua cultura ebraica.

Questo giro però, abbiamo rischiato che gli passasse per la testa di tirare una bomba delle sue, quelle cattive cattive, che ti cancellano dalla faccia della terra. La direzione è immaginabile.

Mai nominare il nome dei GENI invano.

Lasciamoli  riposare in pace, evitando di scomodarli per le festicciole di partito.

Bestemmiare alla fine è sempre un’azione rischiosa. Qualcuno potrebbe essere sintonizzato sul nostro canale.

In questo caso, abbiamo ascoltato solo noi itALIENI, abituati alle corbellerie di entrambi gli schieramenti politici.

Rosso e nero insieme che colore danno? Immagino qualcosa di indefinito. Per l’appunto.

#Silvia

http://www.la7.it/lariachetira/pvideo-stream?id=i753351

#QualcosaSiMuove?

30 Set

Image

Ogni tanto una notizia che ti fa tirare un sospiro di sollievo. Dopo notevoli tensioni in patria, con recenti esiti molto gravi, e a seguito anche di pressioni europee, le istituzioni greche hanno finalmente deciso di mettere al bando il partita neonazista ed ultranazionalista greco.

Nikos Michaloliakos, fondatore e leader storico di Alba Dorata, è stato arrestato con l’accusa di essere a capo di una vera e propria organizzazione criminale responsabile di almeno tre omicidi, pestaggi, estorsione e riciclaggio di denaro. Assieme a lui sono finiti dietro le sbarre altri deputati mentre il numero due del partito, Christos Pappas, è ancora ricercato. Tra i 36 mandati di cattura ordinati dalla Corte Suprema ve ne sono alcuni che riguardano agenti di polizia; finora ne sono stati arrestati solo due.

Le manette sono scattate dopo che il procuratore Charalambos Vourliotis ha emesso i mandati relativi alle indagini sull’omicidio del rapper antifascista Pavlos Fyssas, avvenuto il 17 settembre in un sobborgo di Atene per mano di un militante del partito xenofobo e antisemita, con l’aiuto di altri camerati. È stato proprio questo episodio ad aver finalmente lanciato il campanello d’allarme al governo di Antonis Samaras: un movimento negazionista, xenofobo, omofobo ed antisemita, che predica e pratica la violenza e viaggia al 15% dei consensi, è un pericolo non indifferente.

Il giornalista-scrittore Dimitri Deliolanes, da decenni corrispondente della radiotelevisione pubblica ellenica a Roma, afferma che questi arresti potevano essere effettuati molto tempo prima ma che ciò non è accaduto per via di una sorta di minimizzazione delle attività di Alba Dorata. In un suo libro recente, intitolato “Alba Dorata, la Grecia nazista minaccia l’Europa”, lo scrittore porta avanti una lucida analisi sull’impetuosa e spaventosa crescita del movimento neonazista e fornisce al lettore informazioni utili relative alla vera natura del movimento stesso, a partire dal chi sono i suoi militanti fino ad arrivare ai rapporti con il regime dei colonnelli.

Alba Dorata, gruppo ristretto rimasto in ombra per più di venti anni, ha approfittato del momento giusto per far leva sulla rabbia e sulla paura della gente in preda alla disperazione, diventando in breve tempo protagonista della vita politica greca ed imponendosi come terza forza nazionale. Le sue conquiste non sono solo un pericolo per la coesione greca nonché per la sua democrazia, già in equilibrio precario; i suoi consensi aprono la strada ad una possibile avanzata di altri movimenti simili, omofobi, razzisti e xenofobi, che possono attentare ai valori fondanti dell’intera Europa.

Uno spaventoso ritorno agli orrori del passato in un mondo in cui c’è sempre più bisogno di apertura e tolleranza, non del ritorno alle piccole patrie né tanto meno del riciclo di insensati ed ancestrali odi razziali. Un pericolo, oggi, da non sottovalutare.

#Michela

#AddoStinguGliOminiDeNaOte?

28 Set

Immagine

Più o meno all’età degli attuali velini di Striscia La Notizia, Elia e PierPaolo, mio nonno Antonio stava in guerra.

Dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale fu spedito sul fronte francese da un paesino dell’Abruzzo per difendere il nostro Paese, ma non credo avesse una reale consapevolezza dell’allora situazione geopolitica.

Lui era un coraggioso. Quando gli fu ordinato di andare a compiere un lavoro “d’onore”, abbassò il capo e partì.

Furono anni duri, lontano da casa, senza possibilità di comunicare con i propri cari se non sporadicamente attraverso lettere, che oggi io custodisco a casa come fossero pezzi da museo. Il suo rientro in patria non fu semplice.

Destinato ad un campo di prigionia tedesco, riuscì a scappare dal treno che lo stava trasportando, non senza il beneplacito di alcuni ferrovieri francesi.

Dopo varie peripezie portate avanti con successo grazie ad una conoscenza “ipermaccheronica” della lingua dei nostri vicini d’oltralpe, riuscì a non farsi  riacciuffare dai soldati nemici (fino a poco tempo prima amici).

Camminò, sostò e mal riposò in luoghi sconosciuti che mai avrebbe pensato di calpestare con le proprie scarpe, o meglio piedi, perché spesso così fu, data l’impossibilità di comprarne di nuove.

Si rifugiò infine in Svizzera, nella cittadina di Sankt Gallen, dove fece svariati lavori e lì attese la fine della maledetta guerra.

-Ritorno al presente-.

Accendo la TV, vedo lo stacchetto dei velini e un profondo senso di pena mi assale, perché fatico a comprendere questo nuovo tipo di uomo in vetrina, che in ogni caso va rispettato, in quanto lavoratore.

Da una parte godo sì, perché mi sembra la giusta punizione per aver non dico costretto, ma comunque indotto noi donne a mostrare tette e culi in onda, dall’altra dico: “Per favore, richiamate la Nargi, fatelo per il bene e la salvaguardia del genere maschile”

E così, mi sono ritrovata anche io a ripetere quella frase che ho sentito tante volte in bocca a mia nonna e che io da sempre rifiutavo di prendere in considerazione, ovvero  “Addo stingu gli omini de na ote?”, (mi limito alla versione abruzzese).

La mia pena è inoltre direttamente proporzionale alla quantità di provini degli aspiranti velini scartati, che vengono mandati in onda, mostrando il peggio del peggio della categoria.

Nessun perbenismo, nessuna ipocrisia, solo taaaanta taaanta mancanza dell’uomo “acqua e sapone”.

#Silvia

#CercasiAmore

27 Set

Immagine

by  #Ignazio(Ignant)Piscitelli

#TuStaiConBarilla?

26 Set

Quando mi sveglio, a volte, vorrei aprire gli occhi e ritrovarmi in un posto lontano.

Oggi, quando mi sono svegliata,ho letto che Guido Barilla ha dichiarato-durante un’intervista a Radio24, in merito alle dichiarazioni del Presidente della Camera sul ruolo della donna nella pubblicità-che la Boldrini non ha le competenze per parlarne.

Io neanche credo di averle, ma quello che penso è che Barilla dovrebbe rivedere il ruolo della donna nella società di oggi: “E’ madre, nonna, amante, cura la casa, cura le persone care, oppure fa altri gesti e altre attività che comunque ne nobilitano il ruolo”. Ma la donna è solo questo? Se la pubblicità è una cosa molto seria-come egli stesso afferma-allora credo che qualcosa non torni.

Inoltre, il signor famiglia perfetta ha dichiarato di non fare spot pubblicitari con gli omosessuali perché la concezione culturale dell’azienda -vagamente differente- si distanzia da quella di questi gay ( sembra che appartengano ad un’altra specie) che, a quanto dice lui, hanno tutto il diritto di fare quello che vogliono , ma senza disturbare né infastidire gli altri.

Mi sono persa una qualche Legge basata sulla compensazione secondo la quale per un numero di diritti dati agli omosessuali ne vengono sottratti altrettanti agli etero?

Ogni azienda, ovviamente, sceglie le sue strategie di marketing e comunicazione, ma se la pubblicità è fondamentale , specialmente nel processo di fidelizzazione del cliente, io sono d’accordo con il boicottaggio che si è scatenato su twitter:  #boicottabarilla.

Prima di tutto perché la famiglia Barilla, più che una famiglia perfetta, mi sembra il ritratto di una famiglia italiana degli anni Trenta, e poi perché questo argomento ha risvegliato in me una riflessione su un concetto che faccio proprio fatica a comprendere: la tolleranza.

Pasolini diceva che la tolleranza è solo un fatto nominale perché se si tollera qualcuno lo si condanna nello stesso tempo. Infatti – raccontava a Gennariello nelle Lettere Luterane- al tollerato si dice che ha tutto il diritto di seguire la propria natura e che il fatto di appartenere ad una minoranza non implichi inferiorità, ma in realtà la sua diversità resta intatta e uguale sia di fronte a chi lo condanna, sia di fronte a chi lo tollera.

Ecco perché oggi non sono contenta di essermi svegliata qui, in Italia, dove sul concetto di tolleranza si è ancora fermi al secondo rigo.

#AntonellaSca

993980_10151821089705700_390365429_n

#TelecomHablaEspañol

25 Set

Immagine

by  #Ignazio(Ignant)Piscitelli

#IlGiganteBill

25 Set

Immagine

Spesso è una famiglia doc che può fare la differenza, quando si tratta di fare breccia nei cuori e nelle coscienze dei propri sostenitori.

Questo è il caso dell’italo-americano Bill De Blasio, vincitore delle Primarie democratiche, organizzate in vista dell’elezione del nuovo sindaco di New York il prossimo novembre. Sfiderà Joe Lhota, il quale a sua volta si è aggiudicato le Primarie repubblicane.

La moglie di Bill si chiama Chirlane, ha 59 anni ed è una poetessa e attivista politica. Ma non solo. E’ anche una donna afro-americana che a soli 17 anni rese pubblica la sua omosessualità con un saggio sulla rivista Essence, salvo poi tornare alla cosiddetta “altra sponda” dopo aver conosciuto Bill nel 1991, dichiarando di “non amare le etichette”, perché ciò che realmente conta è “trovare una lui o una lei”, con cui “far funzionare le cose”.

La coppia ha due figli: Chiara e Dante. La prima ha 18 anni ed è nota per le sue bizzarre fasce per capelli, che dopo la vittoria del padre, sono diventate richiestissime.

Più piccolo il secondo, 16 anni, ancora studente delle superiori, il quale ha letteralmente conquistato il pubblico con la sua foltissima chioma afro, che ricorda un po’ quella del primo Michael Jackson.

Scherzi a parte, da quando è apparso nella campagna pubblicitaria per De Blasio, l’attenzione dei media ha roteato intorno alla sua chiacchieratissima pettinatura, tanto che il piccolo De Blasio ha voluto precisare come l’interesse ostentato dalla gente attorno ai suoi capelli sia “ancora un pò strano” per lui.

“Un sacco di gente mi riconosce … alcune persone vogliono fare delle foto e sono davvero solo felice”, ha affermato il giovane, da molti addirittura ritenuto il segreto del successo del padre Bill.

Quest’ultimo ha potuto infatti far leva su una moderna famiglia multietnica, testimonianza concreta e attuale dei tempi che corrono.

Con i suoi quasi 15mila fan su Facebook e ben due profili twitter, rispettivamente di 14mila e 16mila followers, ossia seguaci, Bill è uno dei successori più probabili dell’attuale sindaco repubblicano Bloomberg. Se così fosse, De Blasio diventerebbe il quarto Primo Cittadino italo-americano della Grande Mela.

Il primo era stato Fiorello Enrico La Guardia, un immigrato italiano di origine pugliese, che divenne sindaco negli anni Trenta.

Il secondo Vincent Impellitteri, di origini Siciliane, che giunse a New York all’età di un anno, divenendo sindaco di NY negli anni Cinquanta.

Poi fu la volta del più recente Rudy Giuliani, primo cittadino dal 1994 al 2001, noto al mondo in seguito agli attentati terroristici dell’11 settembre e nominato dal Time “Persona dell’anno” nel 2001.

De Blasio non è da meno e sembra avere tutte le carte in regola per accrescere questa lista. Certo è che, tra poco più di un mese, sapremo se la rinomata chioma di suo figlio Dante porti o meno fortuna, come si vocifera.

#Silvia

#CulonaInvincibile

24 Set

Immagine

by  #Ignazio(Ignant)Piscitelli

#NYcomeNonL’aveteMaiVista

23 Set

Image

Quando pensiamo a New York subito ci soffermiamo sui suoi particolari più spettacolari, quali i grattacieli che lanciano sfide titaniche ai cieli ed i vetri specchiati che riflettono una modernità scintillante, sempre in miglioramento. Non a caso, New York è una città che cresce verso l’alto, con le sue vertiginose ed affascinanti geometrie che spingono i turisti a camminare attoniti con il naso all’insù.

Esiste però anche un’altra New York, più semplice e nascosta: quella che non rapisce perché spettacolare, quella che si calpesta letteralmente, quella che travolge nella sua frenesia. Quella che si vive tutti i giorni. Esiste anche una New York che sta sotto i nostri occhi e che, alle volte, passa in secondo piano, rimanendo nell’ombra, lontano dagli echi luccicanti della modernità.

Si chiama “NYC down to earth” il progetto fotografico con cui Daniel Soares racconta la città da una prospettiva nuova, differente: quella che va, appunto, dal basso verso l’alto.

Questo fotografo americano un giorno decise di posare la macchina a terra ed iniziò a scattare: voleva far sì che tutti conoscessero anche i dettagli più nascosti della città, spesso ignorati. E decise di farlo invitando la gente a distogliere lo sguardo dall’alto e a spostarlo al di sotto dei loro occhi, verso il basso.

Figure mozzate, piedi anonimi di uomini d’affari e senzatetto, biciclette, riflessi nelle pozzanghere e cumuli di rifiuti: sono questi i soggetti ad essere stati immortalati, sono loro i protagonisti, assieme alla strada che li contiene e li avvolge, quella che in queste foto fa di New York una città come tutte le altre, una città qualunque, in cui si vivono storie di vita ordinaria e dove si consumano gli stessi drammi di chi non ha una casa e fa degli angoli delle strade un rifugio.

In questi scatti, oggetti, esseri umani e strade si fondono in un unico, grande protagonista e il mito della città vertiginosa e futurista sembra un po’ perdersi dietro alla modestia e alla quotidianità evocati dal bianco e nero.

Nel corso di un’esposizione presso una galleria di New York, le fotografie furono collocate sul pavimento, affinché la gente avesse la stessa prospettiva di strada di Daniel quando le scattò. Non vi è mai sempre e solo un’unico modo per osservare il mondo. Anche al di sotto del nostro naso vi è qualcosa di interessante che vale la pena guardare.

#Michela