#LoStadioDellaTortura

7 Set

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11 settembre: questa data risveglia in noi principalmente il riferimento agli attentati suicidi del 2001, organizzati e realizzati da un gruppo di terroristi aderenti ad al-Qaeda, contro obiettivi civili e militari nel territorio degli Stati Uniti d’America.

Eppure  un altro paese del mondo ricorda ogni anno  un infausto “11 settembre”, che non ha niente a che fare con quello appena ricordato. Parliamo del Cile. Proprio in quel giorno, 40 anni fa, morì il Presidente Salvador Allende e insieme a lui l’esperimento cileno di un socialismo per via democratica, che il golpista Pinochet stroncò in pieno, insediandosi alla guida di una giunta di governo.

La repressione nei primi mesi dopo il golpe fu atroce. Iniziarono gli arresti, gli omicidi e migliaia di militari di sinistra sparirono nel nulla. Il nuovo governo, che avrebbe dovuto essere provvisorio, durò invece 16 anni, fino al plebiscito del 1989, che sancì il ritorno alla democrazia. Pinochet venne sottoposto a giudizio per violazione dei diritti umani, ma morì il 10 dicembre 2006, prima che i processi contro di lui fossero conclusi.

Rispetto a questa triste vicenda vogliamo ricordare che fu “El Estadio Nacional”, lo stadio della capitale Santiago del Chile, a diventare uno dei  primi luoghi di tortura della repressione da parte dei golpisti. Questo impianto sportivo infatti, durante il colpo di stato, venne tristemente adibito a campo di concentramento tra il 12 di settembre e il 9 novembre dello stesso anno.

Al suo interno transitarono circa 40.000 prigionieri,  che vennero privati dei loro diritti umani. Campo da gioco e galleria furono utilizzati per tenere imprigionati gli uomini; le donne invece furono relegate nella piscina, negli spogliatoi ed in altri edifici. Ulteriori spogliatoi e corridoi divennero parimenti luoghi di tortura e di esecuzioni, mentre gli interrogatori furono svolti nel velodromo.

Un documentario della regista cilena Carmen Luz Parot affronta la terribile esperienza della prigionia, della lotta, dell’amarezza, della speranza e talvolta della morte di uomini e donne, a trenta anni dei fatti accaduti, attraverso il racconto personale degli stessi rispetto alla vicenda.

L’edificio è stato dichiarato “monumento storico nazionale”. E pensare che solo un anno prima del golpe, una grande e lunga manifestazione aveva visto Fidel Castro dialogare con Allende nello stesso stadio.

                                                                                                                                                                                                                                                                                #Silvia

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