#IlLabirintoDiNowaHuta

17 Set

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La prima volta che sono andata a Nowa Huta, non sapevo esattamente dove stessi andando.

Non avevo ancora preso tanta dimestichezza con i tram polacchi e sembrava che la strada non finisse mai.

Quando ero quasi rassegnata all’idea di essermi persa, ho visto sulla sinistra una piazza grande e vuota, adornata sui lati da maestosi palazzi in stile rinascimentale “riadattato” per l’occasione.

Allora ho intuito di essere nella Plac Centralny, la piazza principale dove non moltissimi anni prima si erigeva il busto di Lenin.

Nowa Huta in polacco significa nuova acciaieria, ed è attorno a questa che nel 1947 il governo comunista ordinò la costruzione del quartiere che ne prende il nome, distante circa 10 km dal centro di Cracovia.

Dopo la creazione della Repubblica Popolare di Polonia nel 1945, le autorità comuniste avevano infatti incontrato resistenza da parte della classe media cracoviense e, per correggere lo squilibrio di classe,  iniziarono la costruzione di una città satellite, al fine di attirare persone provenienti da ambienti socioeconomici più bassi che con i loro ideali socialisti avrebbero risanato quella che era la culla della cultura e della chiesa Cattolica: Cracovia.

La fabbrica iniziò la sua attività nel 1954 e diventò presto la più grande acciaieria della Polonia, nonostante i notevoli problemi ambientali che già allora iniziava a provocare.

La  nuova  città del realismo socialista sarebbe dovuta essere il simbolo dell’industrializzazione polacca e avrebbe dovuto riscattare l’operaio concedendogli una vita migliore. I blocchi residenziali erano stati pensati per questo; a Nowa Huta doveva esserci tutto quello di cui si aveva bisogno: scuole,teatri, servizi, grandi appartamenti, giardini.  Un ideale paradiso socialista,  in cui non era concesso spazio alla religione.

Le proteste  per l’edificazione della chiesa non tardarono ,infatti, ad arrivare:  negli anni Sessanta  la classe operaia- proprio quella creata ad hoc dai comunisti- iniziò a farsi sentire e cercò di ribellarsi; cosa che fece principalmente con il posizionamento di una croce e un mini bombardamento alla statua di Lenin.

Queste proteste  continuarono  fino alla costruzione della chiesa- ancora oggi luogo sacro per gli abitanti della zona- e proseguirono fino agli anni Ottanta , quando alimentarono  e supportarono quelle del  movimento Solidarność .

La città senza Dio si arrese, poi,  di fronte alla militante presenza dell’allora Arcivescovo Karol Wojtyla, determinante pedina nei giochi della Guerra Fredda.

La Nowa Huta di oggi è un normalissimo quartiere di Cracovia dove stanno fiorendo iniziative culturali e artistiche.

La piazza e le strade di ieri hanno cambiato nome, ma lei continua ad avere la stessa faccia, che si palesa tra i cupi ambienti di orwelliana memoria.

#AntonellaSca

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