Archivio | ottobre, 2013

#StatuaDellaNonLibertà

31 Ott

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by  #Ignazio(Ignant)Piscitelli

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#ÖtziIlTatuato

29 Ott

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Mi tatuo o non mi tatuo? Questo è il problema.

Mettetela così: il tatuaggio è un po’ come il matrimonio. Una dice sì lo faccio, convinta che in quel momento sia per sempre.

C’è però il rischio  che  nel tempo le cose cambino. Potreste arrivare ad odiare quel pezzo di pelle, allo stesso modo in cui fareste con il marito che non amate più.

In entrambi i casi, per tornare alla condizione di partenza, ci vogliono tempo e soldi.

Io ho felicemente ceduto alla prima condizione. Mi rincuora poi  il fatto che anche Ötzi fosse tatuato. Chi sarà mai costui direte.

Ötzi è considerato il primo essere umano tatuato di cui si abbia conoscenza. E’ stato ritrovato il 19 settembre 1991 sulle Alpi Venoste, al confine fra l’Italia e l’Austria.

Il suo corpo risale a un’epoca compresa tra il 3300 e il 3100 a.C. (età del rame)  e si è conservato grazie alle particolari condizioni climatiche.

Su di esso sono stati rinvenuti ben 36 tatuaggi, realizzati attraverso una tecnica calcolitica, ovvero piccole incisioni della pelle, poi ricoperte con carbone vegetale per ottenere l’immagine.

Insomma la necessità e la voglia di segnare il proprio corpo era presente anche nella testolina di un uomo della preistoria.

Ad ogni modo, qualora foste in dubbio sul disegno da scegliere, potreste prendere spunto da quelli di Ötzi.

Brad Pitt zitto zitto..l’ha già fatto. Ora sul suo braccio compare la sagoma stilizzata del nostro amico di “vecchia data”.

Se tutto ciò non vi convince, meglio affidarsi allo spirito creativo di chi avete scelto per farvi tatuare.

#Silvia

#LaCremazioneDiPriebke

28 Ott

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by  #Ignazio(Ignant)Piscitelli

#TostoFinoAll’ultimo,Reed

28 Ott

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Ringraziamo il destino per aver garantito a Lou Reed un’esistenza lunga 71 preziosissimi anni.

Non sono tanti, ma neanche pochi, per questo pezzo di storia della musica, che vanta il merito di aver umanizzato il genere rock, rendendo i suoi pezzi appetibili all’animo, prima ancora che l’udito, di molti comuni mortali.

Ha avuto come fan i Rolling Stones, The Doors, David Bowie, Bono e Iggy Pop.

Non era necessario  perciò attendere la sua morte  per ufficializzarne l’ingresso nella leggenda della musica.

C’era già dentro di brutto.

Stava fuori dalla categoria degli artisti sereni. Era la sua vita privata in primis a non esserlo.

Da adolescente il giovane Lewis Allan, figlio di una famiglia di origine ebraica, fu sottoposto ad un elettroschock, che avrebbe dovuto correggere la sua bisessualità.

Da allora in avanti, fu la musica a parlare al posto suo. E noi ne godiamo ancora oggi.

Indelebile e  provocatore di brividi sulla “pelle che abito” (per dirla alla Almodovar) è il pezzo Walk on the wild side, che ha accompagnato molti miei viaggi solitari in macchina.

Ammetto però di averlo cantato infinite volte, senza conoscerne realmente il testo e la traduzione.

Era la melodia che mi rapiva. Poi ho approfondito il significato delle parole.

C’era di mezzo un transessuale. Io c’entravo poco. Ma non importava.

Non ho mai suonato la chitarra. Ma se dovessi farlo, subito tra i miei obiettivi primari ci sarebbe la volontà di riprodurre il ritornello “And the coloured girls go, doo doo doo, doo …”.

Molti altri sono i successi di Lou, soprattutto nel periodo in cui faceva gruppo con i Velvet Underground.

Insomma gente di un certo livello.

Tuttavia il suo eclettismo musicale era tale che pochi mesi fa esternò al pubblico buone parole verso Kanye West.

Non sono mai stata una sua fan sfegatata. Parteggio per Bowie.

Farei volentieri a meno del bombardamento mediatico post mortem che è solito liquidare “i grandi” in pochi minuti d’orologio con parole prese in prestito dai fornetti del cimitero.

Preferisco ricordarlo in studio con i Metallica, alla veneranda età di 69 anni, quando  incideva insieme a loro l’album Lulu.

Tosto fino all’ultimo Reed.

#Silvia

#Domik

27 Ott

ImmagineIl fotografo aquilano Danilo Balducci, dopo aver raccontato l’esperienza del terremoto della propria città, è stato mosso da una irrefrenabile esigenza di esplorare e narrare realtà simili. È stato così che è giunto fino in Armenia, fra cimiteri nei quali i morti non hanno identità, strade non asfaltate e pozzanghere, distese monocromatiche di neve, venti gelidi e costruzioni in amianto.

In una serie di scatti magistrali, rigorosamente in pellicola bianco e nero, Balducci racconta i volti ed i luoghi dell’Armenia del dopo terremoto. Tutto accadde il 7 dicembre del 1988, quando a Gyumri una violenta scossa di terremoto seminò morte e distruzione, causando 25 mila vittime. Oggi, 25 anni dopo, a Gyumri nulla è cambiato, anzi: le ombre del disastro e della sofferenza sono ancora forti e persistenti, acuite da una terribile dose di povertà e disperazione.

Ben oltre 2000 famiglie vivono ancora nelle “domiks”, parola che in russo significa “piccola casa”: si tratta infatti delle abitazioni che vennero fornite dal governo sovietico agli sfollati o che molti costruirono addirittura con le proprie mani.

Il fotografo spiega che la scelta di documentare una situazione post sismica differente è stata determinata dalle mutazioni che, in un contesto palesemente diverso da quello aquilano, hanno colpito la popolazione armena. Anche a Gyumri il tessuto sociale è stato totalmente disgregato e le abitudini dei cittadini hanno subito cambiamenti radicali. Ciò che ne viene fuori è una specie di “come saremo”, precisa Balducci, applicato alla sua città d’origine.

La mostra, inaugurata il 26 ottobre, sarà aperta al pubblico fino a sabato 16 novembre, esclusi sabato e domenica, presso la sede di Antropomorpha, in via Castruccio Castracane 28 a, a Roma.

#Michela

#UnCalcioAllaFame

25 Ott

 

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IL MONDO DEL CALCIO A FIANCO DI OPERAZIONE FAME,
LA CAMPAGNA SMS DI ACTIONAID PER COMBATTERE LA FAME NEL MONDO

Negli stadi di calcio sabato 26 e domenica 27 ottobre calciatori, allenatori e arbitri si schierano a fianco di Operazione Fame, la campagna di ActionAid per assicurare cibo sano a oltre 10mila persone in estrema povertà in Brasile. Sconfiggere la fame si può, fornendo a tutti gli strumenti giusti. Fino al 31 ottobre si può dare un aiuto concreto con un sms solidale del valore di 2 euro al 45508.

Due giorni di mobilitazione negli stadi per dare un calcio alla fame. E’ l’iniziativa di solidarietà a favore di Operazione Fame, la campagna di informazione e raccolta fondi di ActionAid, patrocinata da FIGC (Federazione Italiana Gioco Calcio), Lega Calcio Serie A, AIA (Associazione Italiana Arbitri), AIAC (Associazione Italiana Allenatori Calcio), AIC (Associazione Italiana Calciatori) insieme a RAI e SKY che prenderà vita per la nona giornata di campionato di calcio sabato e domenica prossimi.
Su tutti i 10 campi di Serie A gli arbitri e i 22 calciatori di ogni match scenderanno in campo con le magliette di Operazione Fame; tutti gli allenatori porteranno la spilla che invita a donare; gli speaker degli stadi inviteranno i tifosi a mandare un sms e in ogni campo i tre bambini che accompagnano i capitani entreranno con uno striscione di 9 metri con il logo della campagna.

Anche la Serie B darà il suo aiuto contro la fame: in tutti i campi gli arbitri scenderanno in campo a inizio partita indossando la maglietta della Campagna.

E’ il Presidente Maurizio Beretta della Lega Calcio Serie A che racconta la scelta di sostenere Operazione Fame: “I Club della Lega Serie A hanno deciso di dare il proprio contributo nella nona giornata di campionato per una causa sociale fondamentale: la lotta alla fame, una piaga che vediamo crescere anche in Italia. E’ importante che il calcio, un momento di festa e di agonismo sportivo che interessa milioni di italiani, porti negli stadi e nelle case un messaggio di speranza e solidarietà. In tanti possiamo fare la differenza e aiutare Operazione Fame”.

“Aderiamo sempre con piacere a iniziative di sensibilizzazione che mirano a costruire un percorso di convivenza civile”, così spiega la scelta dell’AIA il Presidente Marcello Nicchi, che continua “quella di ActionAid lo è per definizione perché affronta un tema che è alla base della vita, direi della sopravvivenza umana nel mondo. Gli arbitri di calcio italiani fanno da sempre la loro parte nelle campagne di comunicazione sociale”.

“Domenica e sabato tutti gli allenatori di Serie A scenderanno in campo per dare il loro concreto aiuto a Operazione Fame. Basterà un gesto piccolo da parte di tutti gli amanti del calcio per dare una speranza a chi soffre la fame  nel mondo” sono le parole di sostegno di Renzo Ulivieri, Presidente dell’AIAC.

Anche dal Presidente dell’AIC Damiano Tommasi arriva un supporto: “Gli stadi non sono i luoghi in cui normalmente si sente parla di problemi così seri e terribili come la fame e la malnutrizione. L’occasione di sensibilizzare i tifosi è l’iniziativa di ActionAid, sposata da tutti i calciatori di Serie A per lanciare un messaggio forte: è possibile combattere la fame di 842 milioni di persone al mondo e sostenere la raccolta fondi con un semplice sms”.

 Tre quarti delle persone che soffrono la fame – 652 milioni – infatti, vivono laddove il cibo si produce. Cambiare radicalmente questo modello fallimentare di produzione e distribuzione del cibo è l’obiettivo di Operazione Fame, la campagna di informazione e raccolta fondi di ActionAid a cui da oggi è possibile dare un contributo concreto con un sms solidale del valore di 2 euro al 45508 fino al 31 ottobre.

Un cucchiaio bucato è il simbolo della Campagna perché La fame si combatte con gli strumenti giusti”. Un paradosso che serve a ribadire che il cibo c’è per tutti ma è necessario dare gli strumenti per accedere ad un’alimentazione sana e sufficiente a prezzi sostenibili. ActionAid in Brasile nella regione semi arida di Bahia, nell’ultimo anno messa in ginocchio da una eccezionale siccità, promuove un modello alimentare alternativo con l’obiettivo di dare a quasi 10.000 persone l’accesso al cibo, alla terra e alle risorse naturali necessarie per coltivare e poter uscire dalla povertà.

Per contribuire alla campagna Operazione Fame, dal 21 ottobre al 31 ottobre è possibile inviare un sms da 2 euro al 45508 da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Nòverca o da rete fissa TWT; oppure di 2 o 5 euro da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastweb, dando un aiuto concreto al progetto di ActionAid in Brasile.

ActionAid è un’organizzazione internazionale indipendente impegnata nella lotta alle cause della fame nel mondo, della povertà e dell’esclusione sociale. Da oltre 40 anni siamo a fianco delle comunità del Sud del mondo per garantire loro migliori condizioni di vita e il rispetto dei diritti fondamentali. Dall’Italia ActionAid sostiene a lungo termine 200 aree di sviluppo in 32 paesi raggiungendo così 700.000 beneficiari diretti e oltre 2 milioni di beneficiari indiretti.

#PacificoDiConsiglioDettoMoretto

24 Ott

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Maurizio Molinari, inviato del quotidiano La Stampa, racconta la storia di MORETTO, il boxeur che uccideva le SS a mani nude.

“Quando il 16 ottobre 1943 i tedeschi imprigionarono gli ebrei di Roma ne sfuggì loro uno, che continuerà a braccarli fino all’arrivo degli alleati. Questa è la storia di Pacifico Di Consiglio, detto Moretto, l’ebreo romano che di fronte alle persecuzioni scelse di battersi. Nasce nel 1921 in una famiglia povera, cresce senza il padre e quando a 17 anni viene discriminato dalle Leggi razziali reagisce iscrivendosi ad una palestra di pugilato, assieme all’amico Angelo Di Porto. Battersi sul ring lo aiuta a sfogare la rabbia e anche ad allenarsi perché davanti ai fascisti non abbassa gli occhi.
A via Arenula lo conoscono tutti. Nel luglio del 1943 sfilano i gagliardetti, impongono il saluto e lui lo rifiuta. Una camicia nera lo affronta, tenta di colpirlo ma lui è più veloce. La seconda volta finisce nella stessa maniera. Lo inseguono e lui si dilegua a Trastevere, che è casa sua. Quando il Gran Consiglio rovescia Mussolini, va a cercare i fascisti nella sede di piazza Mastai.
All’arrivo dei tedeschi l’8 settembre parte verso le Marche, assieme a cinque amici, e quando vengono a sapere della razzia del 16 ottobre torna indietro. Arriva a Roma a piedi, si finge sfollato andando ad abitare in una vecchia casa in via Sant’Angelo in Pescheria. Gira per Portico d’Ottavia trasformato in deserto, guarda le case vuote dove prima vivevano parenti, amici, compagni di scuola. E decide di restare.
Sfida la sorte andando ad abitare nella sua vera casa. Vive sotto il naso di tedeschi e bande fasciste che mangiano al ristorante «Il fantino». Ne studia i movimenti e quando può, anche da solo, li aggredisce. Usa le armi da fuoco, che sa usare e smontare.
La polizia fascista gli dà la caccia e l’1 aprile lo cattura, grazie ad una spiata. Lo portano al comando di piazza Farnese assieme ad altri quattro ebrei. Sa cosa lo aspetta. Finge un malore, si fa portare in una stanza con la finestra e salta dal secondo piano. Lo seguono Salvatore Pavoncello, Angelo Di Porto e Angelo Terracina. Non lo fanno Angelo Sed ed un altro, entrambi moriranno ad Auschwitz. La caduta è pesante, si rompe un polso, arriva a Monteverde con un amico sulle spalle e si nasconde in un garage. Cammina per la città a piacimento, pur sapendo di essere braccato.
I tedeschi lo prendono a corso Vittorio e lo portano alla Magliana. Sa che vogliono ucciderlo ma sul retro dell’auto militare c’è un tubo di ferro. Quando aprono le porte per farlo scendere, è lui che li sorprende, colpendoli a sangue, per fuggire ancora.
I tedeschi gli attribuiscono l’uccisione, con armi e a mani nude, di più militari ed SS. Davanti al bar Grandicelli lo bloccano e finisce a via Tasso. L’interrogatorio è brutale. Vogliono sapere dove si trovano altri ebrei, ma lui non parla. «Finì che avevo le ossa rotte, ero coperto di sangue» ricorderà.
Trasferito a Regina Coeli il 4 maggio 1944, vi resta fino al 20, quando lo fanno salire con altri ebrei su camion diretti al Nord. E’ l’inizio della deportazione. Appena in aperta campagna, Moretto non ci pensa due volte. Si getta sfruttando una curva ampia. Lo segue il cugino Leone, 20 anni, che viene falciato dalle mitragliate.
Moretto non va a Sud, dove ci sono gli alleati, ma torna a Roma. E’ un amico non ebreo di Testaccio che gli dà rifugio. Si unisce ai partigiani e su ordine del Comitato di liberazione presidia Ponte Sublicio per evitare che i tedeschi possano minarlo. Fino all’arrivo degli alleati. Moretto va loro incontro il 3 giugno, aiutandoli a eliminare i cecchini tedeschi. Da quando Roma diventa libera ha bisogno di un anno per venire a sapere dei lager, della fine di famigliari e amici. Sceglie di trasmettere alle nuove generazioni la determinazione a battersi a viso aperto. «Per dimostrare che la nostra comunità è fatta non solo di lacrime e sangue ma di coraggio e orgoglio» come riassume la moglie Ada, detta «Anita» in omaggio al carattere garibaldino di Moretto, scomparso nel 2006.” (Maurizio Molinari)

#Silvia

#ParoleAlMaggese

22 Ott

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Aveva poi torto Alonso Quijano?

Poteva aver torto se alla fine era tutto reale per lui, pur non essendo mai accaduto? No.
“Ad ognuno la sua Verità, la sua dose di fantasia”.
Chi decide dunque il luogo in cui è ormeggiata questa tanto nominata Verità?
Non è stata poi una domanda così assurda quella di Pilato a Cristo.
E chi sei tu per decidere se la mia verità sia valida o meno, chi sono io per farla da padrone nel viceversa?
Esistono sì Verità univoche, ma sono fatti che attengono all’oggettività della Storia e non alla particolarità del presente; anche perché il Presente è tutta un’altra Storia.
Siamo personaggi fuggiti da vecchi libri, siamo protagonisti decadenti, eroi drammatici all’affannata ricerca di altre pagine arate a parole in cui sederci a riposo.
E in quei campi puoi perdere il senno, in quei campi puoi gettare lo sguardo e scollinare l’orizzonte, fino a sorprendere il Sole e la Luna parlarsi di nascosto, occhi negli occhi.
Ci sono ossa stanche di Cavalieri dalle corazze opache; ci sono amori travagliati ed antichi, intermittenti come luce di stelle lontane, affaticati come lettere da luoghi mai uguali.
Ci sono spalle coperte da lana spessa e pioggia fitta dal cielo scuro di mezzogiorno; notti di veglia selvaggia e giorni di sonno spietato, con sangue di polvere nelle vene e cenere sul fondo degli occhi, puntati là dove finisce il mondo, come una disperata richiesta d’aiuto.
In quei campi puoi vedere gli alberi di Atlantide, così come le pareti delle case che oggi sono scogli: case per animali che uomini non sono più.
Laggiù, in quei campi candidi di carta nuova invecchiata senza saperlo con rughe d’inchiostro, può capitare che ci si incontri a metà strada fra storie differenti. E può capitare di vedere Perseo disarmato, sedersi sulla sabbia umida e dividere il vino con Asterione nella calma scura del mare di ottobre; può accadere che un monaco si riposi sulla terra al maggese, prendendosi un momento per guardare lontano durante il proprio viaggio ad occidente, perdendo il pensiero proprio lì, dove il Sole sveglia e l’aria sa di casa.
Laggiù può accadere che si incontri il grande Bromden scrollarsi la prima neve dell’Oregon dalle spalle, pensando ancora una volta a quell’amico lontano che la nebbia ha vestito da fantasma; e se fai particolare attenzione, puoi anche vedere il grande sicomoro sotto cui un omone bambino accarezza i suoi conigli.
Ci sono linee della vita e scie di sogni ancora caldi sparsi tutto intorno, in questo sterminato campo di carta in cui vengono a riposare le vite che vorremmo essere assieme a quelle che non siamo riusciti a comprendere.
Il vento porta con se foglie rosse, che sono le parole dimenticate degli alberi, e gocce di pioggia: consolazione dell’uomo solo. Quaggiù ci sono volti controvento a lasciarsi accarezzare con palpebre serrate, perché il vento non ha bisogno di occhi; perché la sua Bellezza riposa nell’assenza, nella precarietà del suo essere mostrabile, nella sua fuga dall’avidità delle pupille.

C’è così tanto ancora da capire, ci sarebbe ancora così tanto da imparare solo dai colori dell’orizzonte. Laggiù, dove la terra finisce e gli alberi toccano il Sole.

#Giampaolo

#SindromeDaBreakingBad

21 Ott

ImmagineNessuno è rimasto immune dalla sindrome Breaking Bad, una delle serie più sbalorditive e travolgenti degli ultimi tempi. Nemmeno Anthony Hopkins, il quale ha indirizzato al protagonista, l’attore Bryan Cranston, una lettera semplice, bella e appassionata. In poche righe Sir Tony Hopkins si è congratulato con lui per la  magistrale performance nei panni di Walter White ed ha espresso la propria entusiastica soddisfazione, unita a riconoscenza, per un cast straordinario ed un prodotto finito d’eccezione, giunto oramai a conclusione.

Numerosi i commenti su Twitter degli utenti, a seguito della diffusione del testo nel web. In molti si sono domandati, ad esempio, se Bryan Cranston abbia versato lacrime su lacrime di gioia per l’emozione o se abbia spiccato un volo record, metaforicamente parlando. Non a caso è stato identificato da Hopkins come uno dei migliori attori al mondo. E non è roba da poco.

“Dear Mister Cranston.

I wanted to write you this email – so I am contacting you through Jeremy Barber – I take it we are both represented by UTA. Great agency.

I’ve just finished a marathon of watching “BREAKING BAD” – from episode one of the First Season – to the last eight episodes of the Sixth Season. [Ed note: There are in fact five seasons of Breaking Bad; this might have been wishful thinking.] (I downloaded the last season on AMAZON) A total of two weeks (addictive) viewing.

I have never watched anything like it. Brilliant!

Your performance as Walter White was the best acting I have seen – ever.

I know there is so much smoke blowing and sickening bullshit in this business, and I’ve sort of lost belief in anything really.

But this work of yours is spectacular – absolutely stunning. What is extraordinary, is the sheer power of everyone in the entire production. What was it? Five or six years in the making? How the producers (yourself being one of them), the writers, directors, cinematographers…. every department – casting etc. managed to keep the discipline and control from beginning to the end is (that over used word) awesome.

From what started as a black comedy, descended into a labyrinth of blood, destruction and hell. It was like a great Jacobean, Shakespearian or Greek Tragedy.

If you ever get a chance to – would you pass on my admiration to everyone – Anna Gunn, Dean Norris, Aaron Paul, Betsy Brandt, R.J. Mitte, Bob Odenkirk, Jonathan Banks, Steven Michael Quezada – everyone – everyone gave master classes of performance … The list is endless.

Thank you. That kind of work/artistry is rare, and when, once in a while, it occurs, as in this epic work, it restores confidence.

You and all the cast are the best actors I’ve ever seen.

That may sound like a good lung full of smoke blowing. But it is not. It’s almost midnight out here in Malibu, and I felt compelled to write this email.

Congratulations and my deepest respect. You are truly a great, great actor.

Best regards

Tony Hopkins”

 

 #Michela

 

#AccademiaPareto,ScuolaDiPolitica

19 Ott

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E’ nata la prima scuola italiana online di politica: innovativa, flessibile, di qualità, apartitica, e aperta a tutti.

Si chiama Accademia Vilfredo Pareto (www.accademiapareto.it) ed è unica ed esclusiva nel suo genere: caratterizzata dall’altissima qualità dell’offerta didattica, offre la possibilità di accedere dalla porta principale al complesso mondo della “res pubblica”.

Grazie alla sua formula innovativa è lo studente a decidere quando e dove studiare. Formarsi all’Accademia Pareto significa gestire in prima persona il proprio corso di studi, e avere la possibilità di confrontarsi direttamente con “osservatori privilegiati” (esperti di provenienza interdisciplinare e intersettoriale) che guidano i discenti sulla strada giusta per costruire una carriera politica vincente.

Il Corso, di durata annuale, è formato da 6 Moduli: Strumenti di Diritto Amministrativo, Sistema e strumenti di Governance; Sistemi elettorali e istituzionali comparati; Lobby e Democrazia; Comunicazione Politica; Elementi di gestione economica delle Pubbliche Amministrazioni.

Il percorso di studi si compone di momenti valutativi intermedi e si conclude con la discussione di una Tesina finale, dopo la quale lo studente conseguirà il titolo Esperto in Politica dell’Accademia Vilfredo Pareto.

Terminato il percorso lo studente sarà pronto per diventare un politico di professione o proseguire nel proprio percorso di carriera.

L’Accademia Pareto è qualcosa di più di una scuola, è un vero e proprio campus virtuale, in cui il discente accede senza vincoli di spazio e tempo a una serie di servizi: dalla Segreteria all’Aula Magna (dove si discutono le tesine finali del corso), dalla Biblioteca, all’Ufficio Docenti, dove è possibile incontrare online i professori. Ma vi è anche un Cinema/Teatro dove si possono vedere film che hanno come argomento la politica fino al Bar dello studente che permette l’incontro con gli altri studenti dell’Accademia.

Per iscriversi basta un click    www.accademiapareto.it