#ViaggioSenzaAndataNéRitorno

3 Ott

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Ieri, 3 ottobre 2013, naufragio a Lampedusa. L’ennesimo.

Quando un essere umano lascia il proprio paese  per un altro, teoricamente più ricco e lo fa imbattendosi in un viaggio ignoto, che non assicura la salvezza, egli è irreversibilmente disperato.

Attraverso questo primitivo ragionamento è possibile giustificare il coraggio di chi, come il migrante che dall’Africa cerca di raggiungere l’Italia, sfida il mare aperto (senza saper nuotare), mettendo la propria pelle in mano a uno scafista, spesso neanche compaesano, pronto a traghettarlo, a bordo di una nave da quattro soldi, dritto dritto all’inferno.

Il barcone con a bordo i migranti parte, non sappiamo come, dove e quando. Solca quelle acque che i  passeggeri considerano salvifiche.

Poi nei pressi della meta di arrivo qualcosa non va.

Tempo un’ora e la  maledetta possibilità di naufragare si concretizza, prima ancora di essere accettata da chi è a bordo.

Salutano per sempre questo mondo uomini, donne, bambini, a volte intere famiglie, colpevoli non aver superato l’ultimo scalino della lotta alla sopravvivenza.

Il mare è ghiotto tanto di pesci quanto di umani.

Quando ci ripensa e  decide di essere generoso, lo fa restituendo non vite, ma cadaveri.

Riposino in pace tutti i migranti che a differenza dei loro compagni di lotta non ce l’hanno fatta.

#Silvia

http://www.youtube.com/watch?v=RxUAyeO_X7M

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