#MocciaContinuaAfare“Cinema”

9 Ott

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Ma voi avete trovato il coraggio di andare a cinema a vedere “Universitari – molto più che amici”, l’ultimo film di Federico Moccia? Io personalmente, in tutta sincerità, non riesco nemmeno a terminare il trailer su Youtube: mi sono bloccata a 1:28.

Fondamentalmente sono combattuta: da un lato vorrei farmi forza ed andarci, per sperimentare sulla mia pelle il brivido live dello sdegno; dall’altro, invece, mi freno, perché già so che non ce la posso proprio fare. Mettiamoci una bella dose di vergogna –magari dovrei recarmi ad un cinema in cui so che ho scarse possibilità di incontrare gente che conosco o camuffarmi con parrucca ed occhiali da sole- e aggiungiamoci un insieme di aspettative che sono già quasi delle certezze e non necessitano di ulteriori conferme. E diciamo pure che, trattandosi di un film di Moccia, sappiamo già cosa ci aspetta. Non sarebbero nemmeno due risate “a gratis”: uno perché devo pagare il biglietto e due perché non ci sta proprio niente da ridere. Piuttosto c’è da piangere.

Nel mentre mi trastullo leggendo un po’ di commenti e recensioni, quasi tutti dello stesso segno, cerco di saperne qualcosa in più. Dunque, il film vuole essere un racconto di studenti universitaria ma sembra fare tutto tranne che parlare della reale vita dei suddetti con i loro effettivi problemi annessi. Completamente assenti riflessioni sullo studio, sull’occupazione e sul lavoro che non c’è: questo film ci presenta un mondo che sa poco di reale e tanto di finzione. La storia di base, molto semplice, è interamente incentrata sull’evoluzione della convivenza di tre ragazzi e tre ragazze che condividono la stessa casa lontana chilometri dalla città universitaria: dai possibili, problemi iniziali, si giunge inevitabilmente al lieto fine, ed i sei finiscono così per formare un’unica, grande famiglia che sembra compensare quel vuoto dato dai soliti genitori troppo assenti o, al contrario, fin troppo presenti e quindi soffocanti. Ma di università c’è ben poco. Del resto, solo una scena è stata girata nella città universitaria de La Sapienza ed un’altra presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ed è proprio qui che si verifica il dramma, l’indicibile – perdonatemi lo spoiler, ma è d’obbligo- : Carlo, uno dei protagonisti, avendo perso il girato il giorno prima della consegna della tesi, rimedia portando alla discussione un videoclip in cui ha assemblato le situazioni più strane vissute assieme con gli amici da ubriachi. Il relatore, alla fine, sembra gioire e si complimenta, soddisfatto, col ragazzo, per aver lasciato perdere il documentario sui problemi dell’università. Carlo,di tutta risposta, annuisce, riconoscendo che quel prodotto in effetti “vale molto di più”.

Insomma, i presupposti per una pellicola interessante ci sono proprio tutti. Come se non bastasse, giusto per riportare un po’ di giudizi tecnici, più che un film questo lavoro di Moccia sembra, come al suo solito, un ibrido a metà fra un reality e una sitcom, con la classica voce fuori campo che fa le veci della messa in scena unita a dialoghi leggeri, privi di spessore, a volte assenti e rimpiazzati da musica, battute infantili e litigi sparsi, privi di senso, buttati qua e là per colmare vuoti di contenuti. Non c’è creatività, non c’è profondità di temi, non c’è cinema. Dunque, credo di aver presente lo stretto necessario. Se dovessi decidermi, in questi giorni, ad andare a vederlo, scriverò qualche riga in più. Per il momento preferisco aspettare che il film esca in tv, così mi risparmio i soldi del biglietto e preservo anche qualche barlume di dignità. Del resto, a cinema si va quando ne vale davvero la pena. E non mi sembra proprio questo il caso.

#Michela

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