Archivio | novembre, 2013

#IlNuovoSingoloDiLigabue

30 Nov

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Quando una rockstar di quelle toste, apparentemente impenetrabili nel più profondo dell’anima, decide che è giunto il momento di mettere a nudo i propri sentimenti, al 99,9% regalerà al mondo un brano di successo. Se poi fa di nome Luciano e di cognome Ligabue, l’esito positivo è pressoché scontato.

In passato Liga ha osannato i modi più concreti in cui l’amore può manifestarsi. Senza troppi giri di parole: l’odore del sesso, quando te lo senti addosso, dopo che pelle e anima si mischiano all’unisono e poi ognuno va  per la sua strada. Poi ancora la possibilità di poter immaginare la propria donna, vestita solo del bicchiere, pronta a concedersi senza troppi giri di parole. Con il passare degli anni però qualcosa è cambiato.

Ligabue ha voluto precisare che per lui l’ “amore conta”, essendo uno dei pochi modi che abbiamo a disposizione per fregare la morte. Poco importa se si è animati più dalla paura di rimanere soli nel misterioso viaggio della vita, che dal sentimento vero. Tanto vale provare.

Nel 2008 il rocker di Correggio è meno pessimista. Nella sua vita c’è qualcuna in grado di prendersi il suo spazio, il suo tempo e il suo meglio. Dopo il doloroso divorzio dalla prima moglie, che lui stesso ha definito un fallimento personale, è tempo di tornare ad amare.

Una settimana fa, arriva il singolo “Te sei lei”, dichiarazione d’amore incondizionata  alla donna che lo scorso settembre ha deciso di sposare. Parole inconfondibili ed autoreferenziali, che non hanno bisogno di molte spiegazioni. Il pezzo fa parte del suo nuovo album Mondovisione, uscito il 26 novembre, che diventerà poi un tour. (Partenza da Roma il 30 maggio  per 10 tappe in 7 città).

Liga si è messo in pari col cuore. Ha scelto la sua lei fra tanta gente. L’ama così com’è, con tutti i suoi difetti. Spera che gli rimarrà vicino ora e per sempre. Sono passatati undici anni da quando è al suo fianco, eppure non smette di guardarla a bocca aperta ogni giorno della sua vita.

I tempi della rockstar bella e dannata sono finiti. Ligabue ha aperto il suo cuore. Ora la sua personalità artistica è ancora più inossidabile. In una breve intervista su Vanity Fair, quando la giornalista gli chiede se sia possibile o meno dire “Ti amerò per sempre”,  risponde:

«Di definitivo nella vita non c’è nulla. Però dire a una persona “tu sei lei” ci si avvicina molto. Significa: tu sei la persona che dovevo incontrare, che stavo cercando, con la quale voglio condividere il resto della vita. E, infatti, ti sposo».

Detto e fatto.

#Silvia

#IngratitudinePerSilvio

27 Nov

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by  #Ignazio(Ignant)Piscitelli

#17chiliDiBellezza

26 Nov

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Torstein Lerhol è un politico norvegese di 27 anni che pesa appena 17 chili. Da quando è nato soffre di una malattia degenerativa, l’atrofia muscolare spinale, ragion per cui necessita di un’assistenza speciale, 24 ore al giorno.

Nel 2012 il fotografo Henrik Fjørtoft gli ha chiesto di posare per un progetto fotografico in una foresta; senza alcuna esitazione, Lerhol ha accettato.

Quegli scatti avevano come obiettivo la proposta di idee relative alla bellezza ed alla soddisfazione personale. Quale occasione migliore, per Lerhol, al fine di promuovere ulteriormente il suo messaggio? In numerose interviste il politico norvegese ha parlato chiaramente, senza riserve, di sé, riconoscendo di non essere una persona come tante, vista la sua grave condizione fisica. Ma, cosa fondamentale, su cui il 27enne ha insistito con forza, la sua malattia non gli ha affatto impedito di avere una vita piena di successo e di gioia.

Il nostro aspetto ed i nostri difetti fisici, dunque, non devono essere visti come ostacoli ad un’esistenza felice e non devono essere vissuti come traumi, come vergogne. Questo ragazzo ne è la prova vivente, dimostrando come non sempre è necessario essere persone di bell’aspetto per ottenere successo ed una vita piena.

È questo il principale messaggio che il giovane ha voluto trasmettere posando per il fotografo. Senza dimenticare la necessità di dimostrare come il culto della bellezza nella società contemporanea sia superficiale e illusorio.

Di sicuro, ad oggi e nel futuro, è difficile che il mondo cambi completamente la forma con la quale vede e valuta la bellezza. Ma è importante che noi tutti, nel nostro piccolo, diamo il meglio e facciamo il possibile per cambiare almeno le nostre mentalità, i nostri criteri.

La bellezza esiste ed ha innumerevoli forme: non è solo quella che vediamo, finta, ritoccata, confezionata a tavolino, nelle riviste ed in televisione. La bellezza è immanente al mondo e alla natura, ai gesti ed ai sentimenti. Non giace solo in un corpo apparentemente perfetto ed armonico.

La bellezza è nell’uomo, nella sua forza, nelle sue passioni, nei suoi sogni.

http://fjortoftfoto.com

#Michela

#BaciamiPiccino

25 Nov

La LipStick Art, ovvero l’arte di dipingersi le labbra con i rossetti, è l’unico modo attraverso il quale potreste convincere il vostro ragazzo a baciare un ranocchio… ma non solo…perché la gamma di animali da scegliere è variegata.

Le possibili reazioni di lui davanti al fatto:

Risposta A – ” Va’  a pulirti che sei ridicola”.

Risposta B – “Mmm sì, questa cosa mi ispira mucho…”.

Ecco alcuni suggerimenti per sbizzarrire la vostra fantasia, tratti dal web (sia chiaro, in caso di  risposta B).

Opzione 1: Ranocchio

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Opzione 2: Ape

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Opzione 3: Volpe

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Opzione 4: Panda

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Opzione 5: Zebra

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Opzione 6: Granchio

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Opzione 7: Gatto nero

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#LaMadonnaTatuata

25 Nov

Gli Atayal sono una delle tribù aborigene taiwanesi più numerose dell’isola.

Sono noti per la loro devozione ai tatuaggi, caratteristica che ha attirato sempre molta curiosità  da parte degli studiosi.

In passato gli uomini atayal dovevano procurarsi la testa dei nemici, mostrando le loro capacità di cacciatori e protettori del popolo, prima di potersi tatuare.

Le donne dovevano invece essere in grado di tessere la tela. In entrambi i casi il tatuaggio era ed è considerato un segno di maturità.

Quando padre Alberto Papa, un sacerdote cattolico italiano, giunse a Taiwan nel 1963, venne a conoscenza dell’importanza di questa particolare tradizione, comune tra l’altro a molte tribù aborigene del posto.

Così, per far comprendere la sacralità della figura della Vergine Maria,  decise di decorare d’oro il volto della statua situata nella sua chiesa, come aveva visto fare sul viso  delle altre persone “distinte”.

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La Madonna tatuata (Foto di Octopus 章魚)

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Donna matura Atayal( Foto: Wikipedia)

#Silvia

#IlParcoDell’Amore

24 Nov

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Jeju Loveland (제주러브랜드), noto anche con il nome di Loveland, è un parco tematico costruito nel 2004 in Corea del Sud sull’isola di Jeju.
Questo parco custodisce ben 140 grandi sculture a cielo aperto.
Le giganti raffigurazioni, sparse lungo il percorso, rappresentano figure erotiche di uomini e donne mentre praticano atti sessuali nelle posizioni più disparate.

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Il posto scelto per la nascita del luogo in questione non è assolutamente casuale.
L’isola dove è sorto Loveland, Leju, è il posto dove in seguito alla guerra di Corea, i giovani sposini erano soliti recarsi per trascorrere in tutta tranquillità la loro luna di miele. Meta oltretutto amata anche per il suo clima caldo.
La sventura che accomunava quasi tutte queste giovani coppie era che purtroppo si formavano soltanto a causa del volere delle proprie famiglie.
Le povere vittime di questi matrimoni combinati  si conoscevano appena, in alcuni casi non si conoscevano affatto, rimanendo così all’oscuro di molte pratiche sessuali e nella totale ignoranza dei gusti del proprio partner.
L’isola  diveniva perciò per molte coppie portatrice di scoperta. Un vero e proprio paradiso dell’amore.

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E così è anche oggi. Tante sculture di atti sessuali, per scoprire e scoprirsi, lungo un itinerario da percorrere con il proprio partner.
Ideato nel 2002 ed inaugurato due anni dopo, Loveland è un vero e proprio museo che può essere considerato come un libro animato realizzato con lo scopo di “educatore sessuale” per le giovani coppie inesperte, naturalmente non solo coreane.
Accanto a Lovland è stato costruito un altro parco a tema, questa volta però solo per i più piccoli, in modo tale che i visitatori che vogliono andare a vedere le sculture possano lasciare i bambini a divertirsi in un luogo adatto a loro, anche questo con tante statue.
Ma nulla a che vedere con Loveland, qui le ambientazioni sono tutte stile Disney.

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#SituazioneSfavorevole

23 Nov

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by  #Ignazio(Ignant)Piscitelli

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#Adele:DellaVitaEDell’Amore

22 Nov

È stato osannato, amato, criticato, ridimensionato. C’è chi subito ha gridato al capolavoro indiscusso e chi lo ha liquidato come una semplice, banale, storia di lesbiche, la quale, se fosse stata raccontata con per protagonisti due eterosessuali, non avrebbe avuto lo stesso effetto.
Nel bene o nel male, dunque, “La vita di Adele” di Kechiche ti colpisce, ti scuote: a favore o contro, non esistono mezze misure. O forse no? Io personalmente sono stata travolta da sentimenti contrastanti. Non è stata tanto la trama di per sé a rapirmi, quanto la figura stessa della protagonista, la dolce, insicura e determinata al contempo, bellissima Adele. Non stavo guardando la sua storia, la stavo vivendo con lei: attraverso delle inquadrature magistrali, attraverso i dettagli delle sfumature del volto e dell’anima, anche io ero Adele. Anche io scoprivo cose nuove, mi laceravo dentro, nei dissidi, nell’amore, nel dolore, nel ricordo. I sentimenti e le emozioni diventavano universali, oggettivi, e divenivano così condivisibili a pieno.
Per tre ore lo stesso piacere con cui Adele divorava cibi e libri era in sintonia col mio, nel mentre gustavo questa storia: non solo una storia d’amore, ma anche di relazioni, di crescita, di apprendimento, di una società che ti chiude le porte in virtù di stereotipi e pregiudizi.
Il tutto un po’ rovinato da lunghe ed eccessive scene di sesso. Nessun discorso pseudo-moralista, per carità. Semplicemente, credo che bastavano due minuti anziché dieci. Un’unica, intensa scena, al posto di tre. Perché la passione, quando è carnale, travolgente ed estrema, va raccontata elegantemente, a piccole dosi, lasciando spazio al non detto, all’immaginazione, altrimenti degenera nel voyeurismo e nella volgarità, diventando sterile, fine a se stessa.
Senza dimenticare dei mancati sviluppi narrativi relativi ad elementi essenziali del film, quali il rapporto della ragazza con i genitori e le amiche, tutti un po’ “bigotti”, chiusi ed ostili riguardo alla diversità, al futuro, alla libertà di espressione e di scelte di vita.
Pro e contro, ma va bene così. Risulta più naturale, vero, realistico.
Da vedere.

#Michela

#SatelliteMatrioskaByGauss

21 Nov

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E’ stato lanciato il satellite-matrioska. Si chiama Unisat-5 e al suo interno contiene altri otto piccoli satelliti.

Il lancio è avvenuto dalla base russa di Yasny, nella regione di Orenburg, con il vettore russo-ucraino Dnepr. Accanto al satellite italiano, il razzo ha portato in orbita altri 32 piccoli satelliti ed ha stabilito il nuovo record mondiale, superando quello ottenuto il 19 novembre dagli Stati Uniti che, con il loro vettore Minotaur 1, avevano messo in orbita 29 satelliti.

Unisat-5 appartiene alla categoria dei ‘microsatelliti’, con un peso inferiore a 50 chili. La particolarità che lo distingue da altri satelliti della stessa taglia, è il fatto di essere a sua volta una piattaforma di rilascio in orbita per satelliti ancora più piccoli.
All’interno di Unisat-5, infatti, sono stati integrati otto satelliti a forma di cubo e di varie dimensioni: 4 CubeSat, che hanno 10 centimetri di lato e 4 PocketQube, con il lato di 5 centimetri.

Gli otto satelliti trasportati provengono da diversi paesi del mondo tra i quali Perù, Pakistan, Spagna, Stati Uniti e Germania. Il “satellite dispenser” Unisat-5 è stato realizzato da un’azienda italiana nata appena due anni fa, la Gauss, nata per iniziativa di un gruppo di neolaureati della scuola di Ingegneria Aerospaziale dell’università Sapienza di Roma: sotto la guida di Filippo Graziani, hanno già realizzato e lanciato sei satelliti universitari.

#FugaDiCervelliEVeline

18 Nov

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by  #Ignazio(Ignant)Piscitelli