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#CommentiDaFacebook

6 Mar

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E’ ben noto a tutti noi utenti di Facebook come di fronte ad ogni grande evento mediatico si determini all’istante una serie di continui e, spesso, petulanti giudizi da parte di tutti. Proprio tutti.

Muore un personaggio famoso (o più o meno famoso)? Tutti a disperarsi, tutti a ricercare nel web e postare suoi vecchi video e/o interviste: tutti lo conoscevano e lo amavano in tutto e per tutto, guarda un po’. (E a riguardo leggetevi questo se ancora non l’avete fatto: http://www.zerocalcare.it/2013/09/23/quando-muore-uno-famoso/)

E che dire di Putin, della Russia e della Crimea? Tutti grandi geopolitici!

Lo stesso vale, chiaramente, per eventi culturali e non solo.

Ora, come non citare subito quanto è accaduto con l’oscar de La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino? Tutti grandi esperti di cinema!

Il problema, sia chiaro, per quanto mi riguarda, non risiede nell’esprimere la propria opinione: ci troviamo nell’epoca della piena libertà d’espressione grazie ad internet e non vi è nulla di male a dire ciò che si pensa, a patto che venga fatto moderatamente e con argomentazioni.

Ciò che mi fa rivoltare lo stomaco è il trovarmi di fronte a giudizi impietosi, privi di fondamenta e spesso offensivi come ad esempio, nel caso dell’opera di Sorrentino, “che film di merda, che schifo, non si capisce niente”. E qui correggo cosa ho detto qualche riga fa: il fatto che si ha una connessione internet non implica la legittimazione nello scrivere i propri pensieri da quattro soldi come se si fosse Cristo sceso in terra. Diamoci una calmata: non siete Cristo ed il vostro parere da quattro soldi ha la mera utilità di far fare quattro risate ad alcuni.

Io personalmente amo Sorrentino, ho visto La Grande Bellezza per ben tre volte, e mi è anche piaciuto molto, nonostante riconosco che, per me, non è il suo film più bello. Ora ci può stare infatti che il film in generale possa essere piaciuto o meno: c’è chi lo ha apprezzato, chi ha pensato che non è stato uno dei migliori film del regista, per l’appunto, e chi non l’ha capito (magari in questo caso stiamo parlando di gente che va al cinema solo il 25 dicembre per i cinepanettoni e che è abituata alla consueta programmazione Mediaset, pertanto ciò si commenta da sé).

Allora va bene, se proprio è una necessità così impellente, visto che oramai fa tanto mainstream, condividete con la rete sociale i vostri giudizi, ma abbiate almeno la dignità e l’umiltà di esprimerli con garbo, magari corredati di spiegazioni. Altrimenti non sono pareri personali, sono solo merda: quella che la gente superficiale che formula queste quattro parole messe assieme si porta dentro. E ciò vale nella vita virtuale quanto in quella reale: prima di sparare a zero sulle cose e magari offendere, senza ragionare, bisognerebbe assumere la prospettiva di profani ed essere umili.

Per concludere con La Grande bellezza: per chi ha visto il film, leggetevi questo bell’articolo che merita davvero. E poi magari andatevi a fare altre quattro risate con i commenti di chi non l’ha ancora capito. (http://florissensei.wordpress.com/2013/05/22/la-grande-bellezza-di-paolo-sorrentino-solo-per-chi-lha-visto/)

#Michela

#FacebookAndLove

17 Feb

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Facebook oggi è molto più che un social network: è teatro di incontri, di litigi, fonte di malintesi, generatore di rapporti sentimentali o pseudo tali. Una sorta di piazza pubblica virtuale in cui ci si conosce e ci si relaziona vicendevolmente. Ordunque, un team di Facebook, alla ricerca delle dinamiche amorose che regolano le relazioni fra i suoi utenti, ha portato avanti uno studio e ne ha pubblicato una serie di conclusioni (https://www.facebook.com/data).

Il primo dato interessante è relativo alla religione: poche sono le unioni fra persone che professano fedi differenti. La Spagna è il paese con più relazioni amorose fra persone con religioni distinte (28%). Portogallo e Romania sono invece paesi con un tasso relativamente alto di matrimoni inter-religiosi, nonostante l’effettiva minore diversità di fede.

Ancora, su circa due terzi delle relazioni fra persone di sesso differente, l’elemento maschile è quello più in avanti con l’età: in media, ha due anni e cinque mesi in più rispetto alla donna.

Infine, un’altra analisi significativa è relativa alle interazioni fra persone che hanno di recente concluso una relazione. Il motivo principale era verificare se la rete sociale funzionasse come una piattaforma di appoggio da parte di amici e familiari. Sono stati quindi raccolti dati sui messaggi inviati e ricevuti, sulle pubblicazioni ed i commenti sia degli utenti che dei rispettivi amici e parenti.

Ciò che ne è venuto fuori è un aumento del 225% delle interazioni nel giorno della fine della relazione, seguito da un calo nei successivi, per valori superiori agli esistenti nel periodo precedente alla rottura.

La rete sociale sembra anche essere uno strumento efficiente di avvicinamento per le future coppie. Analizzando le interazioni fra due persone nei 100 giorni prima dalla loro dichiarazione di relazione è visibile un aumento di queste nel giro di 88 giorni. Nei 12 giorni anteriori le interazioni hanno subìto una ripida caduta che è continuata nei giorni successivi all’inizio della relazione. Evidentemente si sono preferite altre forme di contatto.

#Michela

#CommentiDiDonne

9 Feb

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(Foto del profilo Facebook di Mariano Di Vaio)

Mariano Di Vaio è un modello, attore e fashion blogger,  in assoluto tra i più seguiti in Italia, per quanto riguarda la moda maschile. Sfila da quando aveva 17 anni, ha studiato Scienze Politiche e poi recitazione alla New  York Film Academy  di NY. Mariano è un talento versatile. Bello come il sole, altamente espressivo, curato nei dettagli, fa impazzire un po’ tutte le sue fan di genere femminile, che gli manifestano  la loro stima e anche qualcosa di più. Può essere un ottimo metro di giudizio per  scovare quali siano le parole utilizzate dalle donne nell’atto di apprezzamento della bellezza fisica maschile; ciò al fine di fare un paragone con quelle scelte invece dagli uomini quando esprimono il loro caloroso affetto (si fa per dire) nei confronti delle cosiddette “fighe in vetrina”.

Ecco qualche commento alle foto di Mariano sulla sua pagina fan di Facebook:

Federica: “Xké nella mia palestra non c’é un tipo cosí?!?”

Giorgia: “Sei gnocco anche stravestito”

MariaPaola: “e dove si trova la sua camera da letto????”

Federica: “Potrei avere te nel mio guardaroba?? con o senza la camicia per me è indifferente”

Marika: “Mi viene il prurito guardandotii…”

Giselle: “Mi piacciono entrambi i tuoi lati”

Marisa: “Non so la definizione del bello …ma tu la rappresenti…”

Sara: “Tutte pazze per Mariuuuuuccio”

Bouchra: “Dovresti fare dei figli”

Solange: “E’ che un lo posso di via…….. Maremma imbufalita!!!!”

Cristina: “Tanta roba!!!”

Marika: “Beata chi ti sposa”

Benedetta: ” Forse è gay e non ci caga per quello!!!

Miria: “Ma tu non puoi essere vero”

Fabiana: “Un bel divano.. E poi..”

Gul: “Oh Gesù”

Maria: “Continua a postare foto che ci rallegri il giorno”

Fabiana: “Io noto che le sue sopracciglia non sono uguali! Ahaha”

Milena: “Sei l’uomo della mia vita”

Clea: “Minchia”

Esmeralda: “welaaaaaaa bellezza”

Barbara: “AZZZ”

Mimì: “Copriti che fa freddo”

Giulia:  “Alla faccia ro cazzz”

Lorella: “Mmmmmm”

Tonia: “Che fisicoooo”

Silvia: “No vabbè”

Miryam: “Bene io faccio colazione con crostata al cioccolato e lui fa ginnastica ok ora mi sento in colpa”

Lulu: “Mmm che muscoli”

Sara: “Voglio un collega così”

Jessica: “Oh mio Dio che ti vorrei fare”

Anna: “Ma fammi questo regalo… Prova a tirarti giu’ il ciuffo!!!!!”

Isabel: “Dovrebbe essere vietato essere così belli”

Cira: “Voglio lui, sicuro m’innamoro”

Charline: “Mariano sposami. Mi piace se accetti”

Fabrizia: “Sei perfetto ti amo”

Rosy: “Invidia per la fidanzata”

Lara: “Ma daiiiii l’è tutto imbalsamà. Pare finto”

Valentina: “Ma che fai come Belen?”

Susanna: “Ridicolo”

Rosy: “LO so che in un universo parallelo siamo sposati e ci amiamo tanto ehehehhehehehehehe”

Marialucia: “Un figone della malora!complimenti…mi sparo?!

Annalisa: “E la Madonna”

Erika: “Non stare li fermo a fissarmi…che aspetti?!… prendimi e portami viaaaa!!

Michela: “Ma è legale essere così belli?”

Ovviamente a rompere l’incantesimo dei bei commenti ci pensano loro, gli uomini, numerosi, che sopraggiungono con le loro parole concrete del tipo:

Emanuele: “Guaglioooo va fatic!!!!”

Ivan: “E’ un incrocio tra un uomo e una figa”

Pana: “Ma qualcuno gliel’ ha mai detto che l’orologio si porta alla sinistra??
alla faccia del fashion blogger”.

In conclusione:

Tutto sommato, a parte alcuni casi, le donne dimostrano  una non eccessiva volgarità nella maniera di esprimersi: pochi i riferimenti prettamente sessuali e spiccatamente anatomici. Ma, non lo dimentichiamo, il gentil sesso ha il suo codice espressivo. Fesso è l’uomo che si ferma all’equivalenza sposami= sposami e niente di più.

A voi.

#Silvia

#Ceneri&Diamanti

6 Feb

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– “Ciao, che lavoro fai?”

– “Trasformo le ceneri di un morto in diamanti”.

Nessuna battuta, nessuna finzione, ma la realtà dei fatti. Dove? In Svizzera.

Algordanza è una fabbrica che produce  diamanti certificati dalle ceneri di cremazione delle persone care scomparse, in memoria della loro unica e splendida vita.

Sono necessari dai 3 ai 6 mesi di lavoro, in seguito ai quali la pietra è restituita al cliente.

Per un diamante occorrono 500 grammi di polvere; da un corpo cremato se ne ottengono da 1,5 a 3 kg.

Come si legge dal sito della fabbrica:

“Attraverso procedimenti chimico/fisici viene estratto il carbonio che sarà l’elemento essenziale da cui si svilupperà il diamante (tutti i diamanti, infatti, sono formati da un reticolo cristallino tridimensionale costituito da atomi di carbonio).
Preparazione della grafite. Il carbonio, sottoposto a pressioni e temperature elevate, si trasforma in grafite. La grafite è la sostanza che, all’interno di speciali macchinari, darà vita al diamante.

Sintesi del diamante. La grafite, sottoposta alla temperatura di circa 2.500 gradi centigradi e alla notevole pressione di più di 60.000 bar, si trasforma in diamante nel corso di varie settimane.
I macchinari utilizzati sono localizzati in Svizzera e sono di fabbricazione Russa.

Taglio e pulitura del diamante grezzo  sono eseguiti da personale esperto in taglio dei diamanti.
Qualità e certificazione. Viene eseguito un rigoroso controllo della qualità ed emesso un certificato sul quale sono riportati i dati di purezza, peso, taglio e colore del diamante oltre alle informazioni relative alle analisi chimiche eseguite inizialmente, confermando il legame tra diamante e ceneri.
Eventuale iscrizione laser. Su richiesta del cliente, è possibile inserire un’iscrizione sul diamante tramite una micro incisione al laser. Infine, il diamante viene inserito in una custodia personalizzabile con una scritta a piacere.”

Costo dell’operazione? Dai 3.500 ai 13mila euro.

Insomma, se hai una laurea in chimica o biologia e hai inviato curricula ovunque, ricorda che sul sito è presente l’opzione “collabora con noi”.

Ti serve solo un po’ di sangue freddo, consapevole di ciò  quotidianamente maneggerai: ex vite.

#Silvia

#AttentiAlPornoAmatoriale

5 Feb

coppia ischitana

Brutta vicenda quella dei due fidanzatini di Ischia.

Tutta l’isola si sta gustando il loro video hard amatoriale, disponibile in rete e realizzato a pagamento, solo a patto di una diretta che sarebbe andata in onda dall’altra parte del mondo.

Invece pare che siano stati truffati da un utente, che avrebbe registrato il video proprio durante la performance privata online, per poi ripubblicarlo, molto probabilmente guadagnandoci, sul portale Redtube, dove attualmente si trova.

Il loro gioco erotico gli ha praticamente rovinato la vita. Lui trentenne, lei 25enne studentessa. (Quest’ultima farebbe parte di una famiglia conosciuta e stimata e nessuno avrebbe mai scommesso sulla sua ostentata attitudine al gioco erotico).

Eppure il video dei due “comuni innamorati” ha fatto letteralmente impazzire la curiosità di quanti si sono precipitati a vederlo, pur sapendo di non trovarsi davanti uno spettacolo da professionisti dell’hard.

All’inizio si era parlato di un ricatto che il giovane aveva messo in atto contro la sua fidanzata per danneggiarla. Poi però, la verità è venuta a galla.

Mai fidarsi troppo del web sotto questo punto di vista. Le trappole in rete sono infinite. Dietro un sito, una community, un social network, potrebbe nascondersi sempre un furbo dell’ultima ora in carne ed ossa, pronto a sfruttare la nostra ingenuità.

E quando il guaio è fatto, sappiate che nessuno avrà pena di voi, giornali in primis. Sarete una notizia succulenta, che, come dimostrano i fatti, attira l’attenzione dei lettori più di ogni altra cosa.

#Silvia

#HowImetYouOntheWeb

4 Feb

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Si sa, il web è una meravigliosa risorsa di informazioni. Informazioni di ogni genere: di dubbia provenienza, quasi certe, fondamentali per la nostra vita, inutili. O semplicemente curiose e divertenti.

Voi, ad esempio, sapete cos’è chatroulette? Per chi ne è ancora all’oscuro e sta pensando: “chatroulettecoosa?!”, vi rispondo che si tratta di una videochat mondiale in cui è possibile incontrare e chattare con persone da tutti i continenti. Mano mano che ci si imbatte, in maniera del tutto causale, in un individuo, si può decidere di skipparlo e di passare al prossimo: next.

Di base l’idea è figa: un sito del genere ti offre la possibilità di parlare con gente dal mondo, apprendere usi e costumi nuovi, sperimentare lingue. Ma si sa, nell’era della tecnologia e del calo delle relazioni sociali, cose di questo tipo sono condannate a degenerare nell’oscenità. Ed ecco che chatroulette, fin dagli esordi, fu invasa da pervertiti malati di sesso che hanno iniziato ad aspettare in webcam, quatti quatti, nudi, il loro turno.

Tempo fa, una sera oziosa trascorsa con degli amici, mi sono divertita a navigare mascherata -letteralmente- in chatroulette e a fotografare i tipi più assurdi incontrati. Poi però ho pensato che non era tanto il caso divulgare il materiale accumulato -se non con adeguati accorgimenti di ritocco alle foto- per una questione di privacy. E me lo sono tenuto nei documenti del mio pc.

Dunque, questo preambolo mi è servito giusto per ribadire quanto internet è effettivamente un vero calderone di cose fighe, divertenti ed inutili. Se non fosse stato per Internet, oggi, non avrei mai saputo nemmeno dell’esistenza -sconvolgente- di GRINDR e TINDER.

Grindr e Tinder sono delle applicazioni create appositamente per favorire la conoscenza di individui dello stesso sesso e di sesso diverso al fine unico ed esclusivo di pianificare conseguenti incontri sessuali. Tutto questo per quelle persone che non hanno tempo per cercare le proprie prede e rimorchiarsele in locali e strade. Chiaro, c’è gente che è davvero troppo impegnata. Quindi, quale strumento migliore di applicazioni che ti permettono di scegliere le persone in base alle foto, senza il minimo sforzo? Del resto esistevano già siti adibiti a questo, come ad esempio il buon, vecchio Badoo. Ma qui si tratta di qualcosa di diverso, di più direzionato ed immediato. E, soprattutto, a portata di mano. Sei nel tram, non sai cosa fare e pensi di svoltarti la serata trovandoti il ragazzo/la ragazza di turno? Collegati all’app, scorri un po’ col dito, contattalo/la: giusto due chiacchiere, senza perderti in convenevoli; vedi se ci sta. Proprio in quanto app. insomma, Grindr e Tinder sono di importanza vitale e di uso immediato quasi come quella del meteo.

Sempre perché il web, come dicevo prima, è una fonte illuminata di news, non mi è stato difficile ritrovare i resoconti di tipi e tipe che hanno voluto lasciare per iscritto le loro fantastiche avventure sessuali nate ed esauritesi in una notte a seguito di conoscenze virtuali su queste applicazioni. E poi ho scovato lui, Ted Sterchi, un web developer londinese che ha ritratto le facce inanimate viste su Grindr (http://grindrillustrated.com), epurandole dalla loro aggressiva carica sessuale e rendendole intime ed amichevoli, in una visione più “sentimentale”. Proprio perché in Grindr e in tutte queste applicazioni dei tempi moderni, di sentimentale non è rimasto proprio niente.

 

#Michela

#PromesseIpocriteDiInizioAnno

7 Gen

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Come ogni anno, ad inizio anno, si fanno promesse a bizzeffe, che puntualmente non vengono mantenute.
Siamo onesti. Quanti di noi hanno davvero portato a termine una delle promesse di Capodanno?


Tutti quei buoni propositi che durano da una settimana a un mese nel 99% dei casi.

E allora perchè, visti i continui fallimenti, si continua a promettere sapendo che quasi sempre non si riesce a mantenere i buoni propositi che ci si pone?

Perché sono troppo difficili da realizzare è la risposta esatta.
Se ci si accontentasse di desideri ridotti, piccoli, discreti (anche se magari all’apparenza un pò tristi), forse si riuscirebbe a realizzarli.
Ma invece si finisce per cedere all’idea del nuovo fantasmagorico anno risolutivo che può cambiare le nostre abitudini e la nostra vita, e ci si promette l’impossibile.
Tra i propositi più frequenti che vengono poi disattesi ci sono:

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1 – “Devo smettere questa mia cattiva abitudine”.
Generico. Di qualsiasi cattiva abitudine si tratti: fumare, mangiare troppo, mangiare schifezze, attacchi di ira, dipendenza da internet, ammazzarsi di lavoro.
Ma fermiamoci un attimo, guardiamo in faccia la realtà, se non ci siamo riusciti fino ad ora, perchè dovremmo riuscirci il 1° di un gennaio di qualsiasi anno?

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2 – “Mi metto a dieta, voglio perdere peso, costi quel che costi”.
Oddio, forse qualcuno ogni tanto ci riesce pure, eh..senza star qui per forza a fare i pessimisti.
Però molto spesso le diete non funzionano, non tanto perché non si riesce a perdere peso, ma perché poi si riacquista. E perchè? Perchè poi il problema non è la dieta, ma l’errato stile di vita. A volte è quasi impossibile (non mai impossibile), ma la chiave è tutta lì.
Non basta proometterlo prima dello scoccare della mezzanotte.

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3 – Farò questo o quello ogni giorno, a partire da domani 1° dell’anno”.
Palestra, esercizi, beneficenza, volontariato, e chi più ne ha da promettere ne prometta.
L’errore sta nel dire: ogni giorno. È impossibile, lo sappiamo, dai.
Anche perchè poi basta anche una piccola scalfittura nel proposito, il saltare un giorno, che lo rende un fallimento, e noi giustificati ad interrompere la solenne promessa.
Prendiamoci un pò alla larga, promettiamo qualcosa, ok, ma non tutti i giorni…ma spesso!

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Detto questo, buon anno nuovo a tutti, e buoni propositi a tutti!

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…certo però che per colpa di queste righe ormai è tardi, flessioni e addominali li rimando a domani, doppia seduta, promesso!
😉

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#Simone

#LoStileVintageNellaRistorazione

9 Dic

Vintage (ovvero la sesta parola più cercata su Google nel 2011) è un vocabolo che deriva dal francese antico vendenge (a sua volta derivante dalla parola latina vindēmia), che indicava in senso generico i vini d’annata di pregio.

Vintage è anche un attributo che definisce le qualità ed il valore di un oggetto indossato o prodotto almeno vent’anni prima del momento attuale, o che può essere riferito a secoli passati senza necessariamente essere circoscritto al Ventesimo secolo.

 

Gli oggetti definiti vintage sono considerati oggetti di culto per differenti ragioni tra le quali le qualità superiori con cui sono stati prodotti, se confrontati ad altre produzioni precedenti o successive dello stesso manufatto, o per ragioni legate a motivi di cultura o costume.
Di culto, soprattutto per ragioni legate a motivi di costume o cultura.

 

Il termine viene utilizzato nel linguaggio comune per indicare oggetti e vestiti di gusto sorpassato, o fuori produzione, che nel tempo hanno acquisito un valore grazie alla loro rarità o irreperibilità.
Si utilizza il termine vintage per definire anche la moda d’epoca intesa come patrimonio storico e culturale rappresentato da importanti capi d’abbigliamento, accessori, bijoux e altri oggetti di vanità.

Questa branca del vintage viene comunemente indicata in francese come mode vintage e in inglese come Vintage Fashion.

L’accessorio vintage si differenzia e contraddistingue dal generico “seconda mano” (l’usato) poiché la caratteristica principale non è tanto quella di essere stato utilizzato in passato quanto piuttosto il valore che progressivamente ha acquisito nel tempo per le sue doti di irripetibilità e irriproducibilità con i medesimi elevati standard qualitativi in epoca moderna, nonché per essere testimonianza dello stile di un’epoca passata e per aver segnato profondamente alcuni tratti iconici di un particolare momento storico della moda, del costume, del design coinvolgendo e influenzando gli stili di vita coevi.

 

Questo filone, a partire dall’abbigliamento, è arrivato a contaminare anche il campo dell’arredo dei luoghi di ristoro, ora addobbati con gli oggetti di un tempo.
Gli stessi oggetti che arredavano casa di mamma e papà, o casa di nonno e nonna.
Gli stessi oggetti d’arredo che da qualche tempo colorano di nostalgico numerosi locali del bel Paese.
Luoghi che acquistano il sapore familiare del passato, trasformandosi in una specie di surrogato della casa d’infanzia, scatenando la sensazione di trovarsi di nuovo tra le vecchie mura domestiche, nonostante si entri in un luogo pubblico.

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Si mangia, si beve e si chiacchiera su sedie, poltrone e tavoli recuperate da  vecchi salotti, scuole, officine industriali di inizio e metà ’900, tra divani in pelle rovinata, lampadari antichi e carta da parati anni ’60 e ’70, elementi di un arredo pregno di un fascino senza limite.
I ristoratori hanno capito bene questa teoria e hanno iniziato a sfruttare sempre di più lo stile vintage.

 

Ma “recuperare” non per forza sinonimo di risparmiare. Molti pezzi d’epoca hanno costi più alti di quelli di un arredo moderno. E poi occorre tempo, e sapere dove trovare gli oggetti giusti.
Ma comprare dal passato ha sempre e comunque un fascino senza limiti, soprattutto per i cultori.
Locali, pub, bistrot dal sapore nostalgico aumentano in modo esponenziale nelle città dello stivale.
Forse perché, in tempi di crisi, immagini e forme rassicuranti di una volta ci riportano ad un passato più sereno e disteso.

 

Un piacevole salto indietro nel tempo.

 

 

 

 

 

#Simone

#LeBellePubblicitàDiUnaVolta

5 Dic

Spesso molte pubblicità che a primo impatto possono sembrare simpatiche e innovative, oltre che geniali, vengono censurate.

In Italia le regole in merito sono imposte dallo IAP, l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, all’interno del Codice della Comunicazione Commerciale.
Una delle regole nel nostro Paese recita che “la comunicazione commerciale deve essere onesta, veritiera, e corretta. Essa deve evitare tutto ciò che possa screditarla”.
Una regola cui si è arrivati dopo qualche pubblicità che può avere destato scalpore ferendo il (non) comune senso del pudore.

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Restano comunque nella storia della pubblicità alcune storiche locandine che paradossalmente adesso non potrebbero proprio esser messe in mostra sui media.
Pubblicità che oggi, probabilmente, non passerebbero il test di ammissibilità.
Sessismo, razzismo, fumo, droghe, ammiccamenti alla pedofilia, e stereotipi vari.
C’è davvero tutto nel campionario pubblicitario degli anni ’50-
60-’70, la cui libertà sembra esser stata più ampia di quella attuale.

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“è bello avere una ragazza in casa”

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“perchè tua mamma non ti lava con il sapone Fairy?”

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“prima che mi rimproveri, mamma.. forse dovresti accenderti una Marlboro”

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“pasticche alla cocaina per il mal di denti”

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“soffice come un bebè. perchè l’innocenza è più sexy di quanto pensi”

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“più ci giochi, più diventa duro”

Oliviero Toscani, fotografo italiano, grazie alle sue immagini realizzate per Benetton è stato attivo per evitare che il (finto) perbenismo del nostro paese inghiottisse la creatività.
Toscani fu comunque criticato ripetutamente per i suoi metodi pubblicitari di shockvertising, tanto da esser stato citato in giudizio più di una volta.

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Considerando tutti i fatti di cronaca (e quant’altro) che si sono susseguiti negli ultimi decenni, ora probabilmente l’occhio leggerà in maniera differente queste immagini, causa retaggi e influenze che aggiungono malizia a questi disegni.

E comunque la malizia, quasi sempre, è insita negli occhi di chi guarda…

#ManichiniMaggiorati

2 Dic

Anche i manichini hanno i loro problemi. In Venezuela per esempio, il modello di seno più richiesto dal chirurgo è la sesta su una taglia 38-40, perciò anche “los maniquíes” sono adattati alle proporzioni che una donna potrebbe avere in seguito a un intervento per “aumento de mamas”.

Ma andiamo al dunque, ecco qualche modello.

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(Foto disponibile al sito http://www.taringa.net/posts/imagenes/13149563/Solo-en-Venezuela.html)

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(Foto disponibile al sito http://www.larevistadecirugiaestetica.com/search/label/Noticias%20insolitas%20y%20curiosidades)

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(Foto disponibile al sito http://www.cuantarazon.com/226504/maniqui-venezolano/p/2)

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(Foto disponibile al sito http://territorioenmovimiento.blogspot.it/2013/04/isla-margarita.html)

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(Foto disponibile al sito: http://www.poker10.com/bidan-albert-tortajada-venezuela-regreso-a2478)

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(Foto disponibile al sito: http://valencia.olx.com.ve/maniqui-de-todo-tipo-iid-435453472#gallery-big-viewer)

E poi il classico avvertimento di “Non toccare le tette al manichino)

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(http://www.lapatilla.com/site/2012/12/12/soloenvenezuela-se-agradece-no-insolito/)

MAI DIMENTICARE: sono di plastica!

#Silvia