Archive | cultura RSS feed for this section

“Come restare vedove senza intaccare la fedina penale”

19 Apr

Immagine

Questa è una storia tutta al femminile che riguarda tre donne conosciutesi grazie ad un articolo di giornale. Ad avvicinarle, la condivisione di un’infelicità che a volte sembra essere una condizione intrinseca dell’universo femminile e dell’andamento dei rapporti con l’altro sesso. Tuttavia, in questa storia, ci sarà un punto di svolta positivo, una catarsi, grazie alla messa in pratica di un piano il cui esito renderà le protagoniste appagate e soddisfatte. Fra eventi alterni vari, colpi di scena ed imprevisti, le tre donne, con la conoscenza di una quarta,riusciranno a portare a termine il loro obiettivo, non senza un inaspettato risvolto.

E’ questa la trama di “Come restare vedove senza intaccare la fedina penale”, commedia noir, a tratti quasi surreale, il cui promo verrà presentato in anteprima il 30 aprile alle 21:30 presso il Mahalia RistoMusicClub di Roma, in Via Ilia 12 (zona Appia/Tuscolana), all’interno del ciclo di eventi “I 7 Sensi dell’Arte”, un format artistico-multimediale che promuove l’arte in tutte le sue forme. A seguire, una breve chiacchierata con l’autrice e attrice Stella Saccà, le attrici Serena Bilancieri, Camilla Bianchini, Beatrice Aiello e la regista Idria Niosi che allieteranno i presenti raccontando i prossimi impegni grazie al piccolo grande successo di questa commedia grottesca tutta al femminile. Poi si passerà ai festeggiamenti a suon di reggae, folk, gypsy e rock’n’roll con il concerto dei Veeblefetzer & the Manigolds, che hanno curato le musiche dello spettacolo con le loro sonorità sporche ed impulsive che allo stesso tempo tendono alla ricercatezza.

https://www.facebook.com/ComeRestareVedoveSenzaIntaccareLaFedinaPenale?ref=notif&notif_t=fbpage_fan_invite

https://www.facebook.com/events/293912497433373/?ref=22

#Michela

#192

5 Apr

Immagine

192 è il numero di un’anima collettiva di persone che, grazie alla propria sensibilità ed alla fotografia, vuole perpetuare il ricordo di qualcosa che non c’è più, sfidando il tempo che tutto cancella; 192 è un numero pulsante che vuole colmare il vuoto di un’assenza dolorosa, dieci anni dopo.

192 furono le vittime della strage di Atocha, a Madrid, avvenuta l’11 marzo del 2004: alle 7:30 del mattino, orario di punta, esplosero in serie dieci bombe poste su tre treni regionali; dapprima le responsabilità dell’attentato furono attribuite all’ETA, poi ad al Qaeda. Questa di Atocha è stata la più grande strage terroristica sul territorio europeo, nonché la prima a seguito dell’11 settembre.

192 è oggi il nome di un progetto-memoriale fotografico che vuole interpretare e far rivivere le storie individuali di chi oggi non c’è più.

Appena un anno fa, il reporter napoletano Ciro Prota ha lanciato la proposta in rete, riuscendo a coinvolgere infine 192  fotografi, professionisti ed emergenti, provenienti da ogni dove. Due le condizioni del progetto: l’uso del bianco e nero ed il formato (30×30 e 30×45).

Ad ogni fotografo è stata assegnata una vittima ed il compito di scattare un’unica foto contenente il nome del morto ben in vista unito ad un elemento ferroviario. Varie sono state le composizioni artistiche, che si sono avvalse di dei finestrini, biglietti accartocciati, bagagli e muri. Il tutto, alle volte, in contesti giocosi, altri orrorifici ed altri ancora toccanti, senza però mai scadere nella retorica e nel pietismo: naturalezza e sobrietà sono i giusti ingredienti per combattere l’oblio della dimenticanza.

Questa raccolta fotografica, che al momento è disponibile online (http://www.projet192.org/album/M11/index.html), a breve farà il giro d’Europa come mostra itinerante, diventando presto anche un libro; e forse, come ha affermato lo stesso Prota, si trasformerà in qualcosa di più grande che non si fermerà su quest’unico tema, in quanto progetto di vita contro la morte ed il nulla.

#Michela

#CommentiDaFacebook

6 Mar

Immagine

E’ ben noto a tutti noi utenti di Facebook come di fronte ad ogni grande evento mediatico si determini all’istante una serie di continui e, spesso, petulanti giudizi da parte di tutti. Proprio tutti.

Muore un personaggio famoso (o più o meno famoso)? Tutti a disperarsi, tutti a ricercare nel web e postare suoi vecchi video e/o interviste: tutti lo conoscevano e lo amavano in tutto e per tutto, guarda un po’. (E a riguardo leggetevi questo se ancora non l’avete fatto: http://www.zerocalcare.it/2013/09/23/quando-muore-uno-famoso/)

E che dire di Putin, della Russia e della Crimea? Tutti grandi geopolitici!

Lo stesso vale, chiaramente, per eventi culturali e non solo.

Ora, come non citare subito quanto è accaduto con l’oscar de La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino? Tutti grandi esperti di cinema!

Il problema, sia chiaro, per quanto mi riguarda, non risiede nell’esprimere la propria opinione: ci troviamo nell’epoca della piena libertà d’espressione grazie ad internet e non vi è nulla di male a dire ciò che si pensa, a patto che venga fatto moderatamente e con argomentazioni.

Ciò che mi fa rivoltare lo stomaco è il trovarmi di fronte a giudizi impietosi, privi di fondamenta e spesso offensivi come ad esempio, nel caso dell’opera di Sorrentino, “che film di merda, che schifo, non si capisce niente”. E qui correggo cosa ho detto qualche riga fa: il fatto che si ha una connessione internet non implica la legittimazione nello scrivere i propri pensieri da quattro soldi come se si fosse Cristo sceso in terra. Diamoci una calmata: non siete Cristo ed il vostro parere da quattro soldi ha la mera utilità di far fare quattro risate ad alcuni.

Io personalmente amo Sorrentino, ho visto La Grande Bellezza per ben tre volte, e mi è anche piaciuto molto, nonostante riconosco che, per me, non è il suo film più bello. Ora ci può stare infatti che il film in generale possa essere piaciuto o meno: c’è chi lo ha apprezzato, chi ha pensato che non è stato uno dei migliori film del regista, per l’appunto, e chi non l’ha capito (magari in questo caso stiamo parlando di gente che va al cinema solo il 25 dicembre per i cinepanettoni e che è abituata alla consueta programmazione Mediaset, pertanto ciò si commenta da sé).

Allora va bene, se proprio è una necessità così impellente, visto che oramai fa tanto mainstream, condividete con la rete sociale i vostri giudizi, ma abbiate almeno la dignità e l’umiltà di esprimerli con garbo, magari corredati di spiegazioni. Altrimenti non sono pareri personali, sono solo merda: quella che la gente superficiale che formula queste quattro parole messe assieme si porta dentro. E ciò vale nella vita virtuale quanto in quella reale: prima di sparare a zero sulle cose e magari offendere, senza ragionare, bisognerebbe assumere la prospettiva di profani ed essere umili.

Per concludere con La Grande bellezza: per chi ha visto il film, leggetevi questo bell’articolo che merita davvero. E poi magari andatevi a fare altre quattro risate con i commenti di chi non l’ha ancora capito. (http://florissensei.wordpress.com/2013/05/22/la-grande-bellezza-di-paolo-sorrentino-solo-per-chi-lha-visto/)

#Michela

Video

#UnCortoDaOscar

4 Mar

Fra scenari postindustriali, ferro e ingranaggi, due solitudini riflesse in due grandi cuori si incontrano, regalando forti emozioni. Stiamo parlando di Mr Hublot, un uomo che vive di calcoli nel futuro, ed un cucciolo di cane robot trovatello, vale a dire i due protagonisti del corto che ha vinto l’oscar, superando addirittura il Tutti in scena! della Disney.

Mr Hublot è un corto animato di 11 minuti appena, realizzato interamente in computer grafica. Nato da un’idea di Laurent Witz e Stephane Halleux, il corto ha vinto anche altri riconoscimenti importanti, come il Grand Prix al Dimension 3 ed il titolo di Best in show alla Best shorts competition.

Nonostante al momento il corto sia proiettato solo in alcuni festival cinematografici, alcune sue versioni in bassa qualità stanno già spopolando su Youtube.

La storia è quella di un uomo che vive in un minuscolo appartamento in una città caotica del futuro. Mr Hublot è un uomo d’affari tutto preso dalla propria routine quotidiana: se ne sta sempre chiuso in casa, dove conduce i suoi giorni in preda a manie ossessive compulsive, quali l’accendere e spegnere la luce o l’aggiustare i quadri sulla parete. La sua vita scorre monotona e piatta fino a quando non salva la vita ad un cucciolo di cane robot che va a vivere con lui, sconvolgendo i suoi piani…

#Michela

#InnamorarsiInChat

10 Feb

Immagine

Sembra la trama di un libro o la sinossi di un film, invece è tutto reale. A tratti simpatico, a tratti agghiacciante: sta a noi “spettatori” decidere.

A riportare questa curiosa storia il tabloid “The Sun”, con un articolo che ha inizio con la dichiarazione di uno dei due protagonisti di questa incredibile avventura. Siamo in Inghilterra: una ragazza ed un ragazzo iniziano a conoscersi in una chat. Parlano, si divertono, si scoprono e l’interesse aumenta. Quindi nasce spontanea l’esigenza di conoscersi nella vita reale.

Detta così sembra una storia come tante, al giorno d’ oggi; una storia di ordinaria routine del web e della genesi delle relazioni sociali virtuali.

Insomma, dopo un po’ i due decidono che è giunta l’ora di incontrarsi dal vivo e scoprono di essere fratello e sorella.

“Sto avendo una relazione con la mia sorellastra”: è così, infatti, che inizia l’articolo del “The Sun”. È questa la dichiarazione del giovane britannico, il quale ripercorre l’inizio della singolare vicenda. Il ragazzo, non avendo molta fortuna con le donne, si è deciso di giocarsi le carte su un sito internet di incontri. Ed è proprio qui che ha avuto inizio la conoscenza virtuale con la ragazza, poi quella fisica. E quindi la scoperta e l’inizio dell’effettiva relazione.

All’incredulità iniziale è presto subentrata infatti la normalità: i due dicono di amarsi e di fare sesso regolarmente, senza lasciarsi influenzare dal rapporto di parentela. Nonostante tutto ciò sia poco socialmente corretto, la coppia non ha alcuna intenzione di lasciarsi. Almeno per il momento.

#Michela

#FalaPortuguês?

6 Feb

Immagine

A rivelarlo una recente ricerca dell’Instituto Camões: con 244 milioni di persone in tutto il mondo, il portoghese è attualmente la sesta lingua più parlata del pianeta e la quinta più usata in rete. Nelle reti sociali, quali Facebook e Twitter, guadagna addirittura il terzo posto.

Il sito dell’ Observatório da língua portuguesa, invece, la colloca nella quarta posizione degli idiomi più parlati al mondo, dopo il mandarino, lo spagnolo e l’inglese.

Cambiano le statistiche, i criteri ed i numeri ma la sostanza rimane invariata. E non è certo una novità che sorprende.

Il portoghese è una lingua in continua evoluzione sostanziale e grammaticale, in virtù di una necessità di equiparazione con la variante brasiliana, nonché in espansione effettiva. È, ancora, un’espressione concreta della crescita economica di nuove realtà e prerequisito essenziale per l’accesso a notevoli opportunità lavorative che si delineano, appunto, nelle ex colonie del Portogallo, l’ultimo, grande impero globale.

Parlata nei cinque continenti, il portoghese è la lingua ufficiale di ben otto paesi: Angola, Brasile, Capo Verde, Guinea-Bissau, Mozambico, Portogallo, São Tomé e Príncipe e Timor-Est. L’Unesco ha stimato inoltre che il portoghese sarà la lingua europea in maggiore crescita dopo l’inglese: sembra infatti che nel 2050 saranno ben 335 milioni di persone a praticarla.

#Michela

#LeAutomobiliDiTânia

26 Gen

Immagine

Quelle delle foto di Tânia Cadima (Premio Fnac 2013) sono automobili particolari: abbandonate a se stesse, ad un destino incerto, divenute un tuttuno con gli scenari silenziosi e suggestivi in cui sono inserite, rappresentano qualcosa di più oltre alla loro semplice fisicità.

Per la fotografia questa serie di automobili sono una specie di autobiografia, una sorta di autoritratto, come del resto suggerisce il simpatico e fortuito gioco di parole nella sua lingua madre, il portoghese (auto-retrato).

Le automobili, afferma Tânia, conoscono di per certo i luoghi in cui lei e tutti noi abbiamo vissuto per tanto tempo. “I Know a Place Where These Cars Go” vuole appunto esplorare il congiunto dei luoghi fisici e di quelli della memoria verso i quali le auto portano ma che,al contempo, esse stesse costituiscono. Quel congiunto di luoghi in cui non solo lei in prima persona, ma tutti noi siamo condotti in preda ai sentimenti più svariati: molte volte infatti l’automobile è un rifugio, un nascondiglio dove andiamo ad isolarci dalle difficoltà quotidiane. Un luogo dell’anima di pace e silenzio, dove siamo liberi di meditare sulla nostra vita o di guardare le vite altrui scorrerci davanti, quasi lontane, in slow motion, attraverso il finestrino. Altre volte, un luogo dove inevitabilmente si compie il nostro fatale destino.

Queste automobili sono quindi, secondo Tânia, auto-rappresentazioni a trecentosessanta gradi, un valido ed eccezionale esempio di come la fotografia ha assunto un ruolo essenziale nel processo di conoscenza del sé.

Quello che è condensato in un’immagine non è una semplice idea ma è un intricato vissuto fatto di sogni, speranze e disillusioni. Tutto ciò che siamo e che sappiamo, tutto ciò che appartiene alla storia comune e alla nostra personale è impresso, indelebile, in ogni foto che scattiamo. E lì rimane per sempre.

http://taniacadima.com/cars

#Michela

#SexAndBeyond

23 Gen

Immagine

Si chiama Abdul Al Lily la novella Carrie Bradshaw dell’Arabia Saudita. O meglio, il novello. È infatti un lui, 30enne, professore, brillantemente laureato ad Oxford, famoso in tutto il mondo per un blog, “Sex and Beyond”, letto in 168 paesi e tradotto in diverse lingue. Ovviamente proibito nell’Arabia Saudita.

Abdul Al Lily è il primo blogger saudita a scrivere in inglese di sesso: fantasie sessuali, strategie di approccio uomo-donna, preservativo sì-no, fino ad arrivare alle abitudini igieniche post coito.

Ma oltre al sesso in sé c’è qualcosa di più. “Sex and Beyond” è davvero una finestra aperta sulla realtà di un paese in cui troppi aspetti della vita intima e pubblica sono tenuti sotto un rigido, insensato, tassativo controllo.

Molti “posts” del blog sono avvicinati a risultati di piccole inchieste anonime rivolte a donne e uomini: si tratta di un modo per fornire aiuto e conoscenze su particolari temi o, semplicemente, una maniera per soddisfare varie curiosità.

Una di queste riguarda la masturbazione femminile (http://ssbts55.wordpress.com/2013/12/11/sex-and-saudi-female-attitudes-to-masturbation/): su dieci donne saudite che hanno dichiarato di aver pensato alla masturbazione, solo una, di trentadue anni, ha affermato di averla praticata a volte, precisando che è più soddisfacente del sesso. I commenti delle altre, quasi tutte ventenni, vanno dalla convinzione che la masturbazione sia “una cattiva abitudine”, “un peccato poco salutare”, insomma, qualcosa di così terribile su cui non bisogna nemmeno discutere.

È ben evidente come questo blog ha lo scopo principale di far luce su aspetti di fatto sconosciuti alla/sulla società saudita, in primis relativi al sesso ed alle relazioni personali.

In Arabia Saudita vi sono diversi libri che parlano di sesso, scritti però dalle stesse autorità sociali che cercano, così facendo, di controllare la società, dicendo cosa è permesso o meno.

Il blog si propone dunque di colmare le lacune letterarie sulla sessualità nell’Arabia Saudita e di sfidare la censura: Abdul non dice infatti cosa va fatto e cosa è proibito, ma descrive le pratiche sociali, presenta fatti, promuove conoscenze e dà voce a tutti.

Se Abdul non avesse studiato fuori, questo blog non sarebbe mai esistito: è lui stesso a confessarlo. Il Canada ed il regno Unito lo hanno accolto, giovanissimo, e lo hanno formato. Poi, da adulto, Abdul ha deciso di far ritorno a casa. E di provare a cambiare qualcosa. “La differenza notevole fra l’Ovest e l’Arabia Saudita” afferma Abdul “mi manteneva sveglio di notte”.

Il prossimo step sarà un libro, o un film. O forse una trasmissione televisiva. Per parlare sempre più a tutti, per far crollare vecchi tabù, decisamente troppo ingombranti agli inizi del 2014.

#Michela

#StefanoDeRensis,Livorno&Arte

3 Dic

Immagine

Livorno ultimamente è un po’ cambiata: non si tratta di ztl, manifestazioni popolari o isole pedonali.

E’ successo tutto silenziosamente, come accade per i piccoli miracoli, quelli che cambiano il mondo e, se non tutto, almeno il mondo di qualcuno –che poi è il solo che conti veramente. Una nuova idea, alimentata dal desiderio di mettere a disposizione del prossimo le abilità ricevute dalla Natura ed affinate con l’esperienza negli anni.

Stefano De Rensis è stato fin da piccolo un acuto osservatore, aveva il dono di cogliere i dettagli minimi, le piccole sfumature, le minuzie in cui la Bellezza trova riparo dalla frenesia quotidiana di occhi distratti. Perché, in fondo, è tutto qui ciò che serve: uno sguardo attento sul fluire della Vita.

Così Stefano decide di provare a riprodurre nella materia le sue intuizioni, le sue idee e perché no, le sue invenzioni.

A poco a poco ha iniziato a dedicarsi al modellismo, riproduzione in scala della realtà, che richiede manualità, precisione e dedizione. Il suo dono gli ha indicato la strada, e la sua dedizione ha fatto il resto. Come in qualunque ambito dell’esistenza, ed in questo caso dell’arte, il risultato finale dipende strettamente dalla passione con cui l’autore si è dedicato alla sua opera; che si tratti di scultura, pittura o poesia: la Vita che si irradia dall’atto compiuto e coinvolge l’osservatore con il racconto di sé non può essere altro che la Vita stessa dell’autore, infusa sulla materia prima dalle mani che hanno agito su di essa, trasformando un’idea in realtà e diventando Vita essa stessa che racconta la sua storia a sguardi rapiti.

Questo è il piccolo miracolo quotidiano di cui volevo parlare.

Ma che cosa accade in quei momenti? Da fuori non si può vedere. Da fuori si può solamente apprezzare la sagoma di un uomo intento nello scolpire le linee del mondo su di un pezzo di stucco, con attenzione e precisione, cura ed amore. Da fuori. Ma dentro vive il turbamento, e la gioia di vedere materializzarsi l’idea che era solo fantasia fino a poco prima, una immagine mentale diventa di tutti. Proprio lì. Stefano De Rensis non si limita al modellismo, no. Scolpisce egli stesso i suoi modelli e dipinge. Facendo colore di quello che si agita nei suoi pensieri. Facendone arte. Ed oggi quell’arte è a disposizione di tutti coloro che avranno voglia di incontrare questo artigiano delle idee nel suo negozio di “Plastici & Sculture”. Un ambiente curato nel dettaglio, come immaginarlo diversamente, ricco di intriganti richiami ottocenteschi nello stile degli arredi di quello che è sia negozio che studio.

Il sito internet dedicato sarà a regime a breve (www.plasticiesculture.com), nel mentre potete fare un salto a trovare il giovane artista a Livorno, in via Gamerra 13. Chissà che non riesca a realizzare anche uno dei vostri sogni.

#Giampaolo

#17chiliDiBellezza

26 Nov

Image

Torstein Lerhol è un politico norvegese di 27 anni che pesa appena 17 chili. Da quando è nato soffre di una malattia degenerativa, l’atrofia muscolare spinale, ragion per cui necessita di un’assistenza speciale, 24 ore al giorno.

Nel 2012 il fotografo Henrik Fjørtoft gli ha chiesto di posare per un progetto fotografico in una foresta; senza alcuna esitazione, Lerhol ha accettato.

Quegli scatti avevano come obiettivo la proposta di idee relative alla bellezza ed alla soddisfazione personale. Quale occasione migliore, per Lerhol, al fine di promuovere ulteriormente il suo messaggio? In numerose interviste il politico norvegese ha parlato chiaramente, senza riserve, di sé, riconoscendo di non essere una persona come tante, vista la sua grave condizione fisica. Ma, cosa fondamentale, su cui il 27enne ha insistito con forza, la sua malattia non gli ha affatto impedito di avere una vita piena di successo e di gioia.

Il nostro aspetto ed i nostri difetti fisici, dunque, non devono essere visti come ostacoli ad un’esistenza felice e non devono essere vissuti come traumi, come vergogne. Questo ragazzo ne è la prova vivente, dimostrando come non sempre è necessario essere persone di bell’aspetto per ottenere successo ed una vita piena.

È questo il principale messaggio che il giovane ha voluto trasmettere posando per il fotografo. Senza dimenticare la necessità di dimostrare come il culto della bellezza nella società contemporanea sia superficiale e illusorio.

Di sicuro, ad oggi e nel futuro, è difficile che il mondo cambi completamente la forma con la quale vede e valuta la bellezza. Ma è importante che noi tutti, nel nostro piccolo, diamo il meglio e facciamo il possibile per cambiare almeno le nostre mentalità, i nostri criteri.

La bellezza esiste ed ha innumerevoli forme: non è solo quella che vediamo, finta, ritoccata, confezionata a tavolino, nelle riviste ed in televisione. La bellezza è immanente al mondo e alla natura, ai gesti ed ai sentimenti. Non giace solo in un corpo apparentemente perfetto ed armonico.

La bellezza è nell’uomo, nella sua forza, nelle sue passioni, nei suoi sogni.

http://fjortoftfoto.com

#Michela