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#LaMusicaDelMaestroBalzola

13 Apr

intervista al Maestro MAURIZIO BALZOLA

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Maurizio Balzola (pianista, compositore di colonne sonore e di musica da concerto, romano classe ’66) serio professionista della musica è sempre a lavoro tra le note.
Il Maestro Balzola sta già preparando i suoi prossimi concerti, tra quelli in programma uno dei più importanti si terrà nell’estate 2015 a Roma, dove interpreterà Bach, Beethoven, Chopin, Debussy e due dei suoi preludi.
«Davvero un motivo di grande soddisfazione per me!».
Prossimi impegni in qualità di compositore di musica da concerto?
«Per quanto riguarda l’esecuzione di musiche da me composte il 23 maggio presso la sala del Teatro del “Convitto Nazionale Giovanni Falcone” di Palermo nell’ambito della stagione concertistica “Pomeriggi Musicali” sarà eseguita una mia composizione per Violoncello e Pianoforte intitolata “Alternanze”, accanto a musiche di Mendelssohn, Saint Saens, Boccherini e tanti altri.
Nei prossimi mesi saranno eseguiti due miei brani per orchestra d’archi e un brano per Flauto e Clarinetto in Si bemolle intitolato “Plastilina”.
Al momento sono in trattativa con un direttore d’orchestra spagnolo per l’esecuzione di un mio brano sinfonico intitolato “Sensaciónes cerca de la fuente del ángel caído” che probabilmente verrà suonato in terra iberica».
Impegni in qualità di compositore di musica per immagini?
«Stanno andando in onda proprio in questo periodo due programmi RAI in più puntate intitolati “Testimoni del tempo” e “R.A.M.”, in tv sul canale Rai Storia e sul canale generalista, di entrambi ho composto alcune musiche».
Cosa vuole trasmettere al pubblico con la musica da concerto?
«Quando compongo musica da concerto miro a far arrivare all’ascoltatore, attraverso l’uso di dissonanze sia nella costruzione armonica che melodica e un ritmo soggetto ad una varietà costruttiva, la solitudine dell’uomo contemporaneo che si muove in spazi a lui non congeniali.
In questo caso mi riferisco a composizioni come “Carbossile”, “Polimerizzazione”, “Zone d’ombra”, e tante altre. Nel caso di composizioni come “Alternanze” è sempre prevalente l’elemento dissonante che però viene mitigato dalla fusione con le scale modali del XX secolo e questo soprattutto nella mia recente composizione sinfonica “Sensaciónes cerca de la fuente del ángel caído” dove l’elemento descrittivo psicologico-emotivo è prevalente».
E cosa vuole trasmettere quando compone musiche per immagini?
«Quando compongo musica per immagini, che sia per la tv o per un film, cerco attraverso l’idea melodica rivestita di un armonia chiara e sobria legata ad un’orchestrazione limpida e cristallina di contribuire all’espressione dell’emozione derivante dalle vicende e dai personaggi, che sia per un lungometraggio, un cortometraggio o un documentario. Sempre nel rispetto delle immagini e dell’opera filmica nella sua completezza».

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#StefanoDeRensis,Livorno&Arte

3 Dic

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Livorno ultimamente è un po’ cambiata: non si tratta di ztl, manifestazioni popolari o isole pedonali.

E’ successo tutto silenziosamente, come accade per i piccoli miracoli, quelli che cambiano il mondo e, se non tutto, almeno il mondo di qualcuno –che poi è il solo che conti veramente. Una nuova idea, alimentata dal desiderio di mettere a disposizione del prossimo le abilità ricevute dalla Natura ed affinate con l’esperienza negli anni.

Stefano De Rensis è stato fin da piccolo un acuto osservatore, aveva il dono di cogliere i dettagli minimi, le piccole sfumature, le minuzie in cui la Bellezza trova riparo dalla frenesia quotidiana di occhi distratti. Perché, in fondo, è tutto qui ciò che serve: uno sguardo attento sul fluire della Vita.

Così Stefano decide di provare a riprodurre nella materia le sue intuizioni, le sue idee e perché no, le sue invenzioni.

A poco a poco ha iniziato a dedicarsi al modellismo, riproduzione in scala della realtà, che richiede manualità, precisione e dedizione. Il suo dono gli ha indicato la strada, e la sua dedizione ha fatto il resto. Come in qualunque ambito dell’esistenza, ed in questo caso dell’arte, il risultato finale dipende strettamente dalla passione con cui l’autore si è dedicato alla sua opera; che si tratti di scultura, pittura o poesia: la Vita che si irradia dall’atto compiuto e coinvolge l’osservatore con il racconto di sé non può essere altro che la Vita stessa dell’autore, infusa sulla materia prima dalle mani che hanno agito su di essa, trasformando un’idea in realtà e diventando Vita essa stessa che racconta la sua storia a sguardi rapiti.

Questo è il piccolo miracolo quotidiano di cui volevo parlare.

Ma che cosa accade in quei momenti? Da fuori non si può vedere. Da fuori si può solamente apprezzare la sagoma di un uomo intento nello scolpire le linee del mondo su di un pezzo di stucco, con attenzione e precisione, cura ed amore. Da fuori. Ma dentro vive il turbamento, e la gioia di vedere materializzarsi l’idea che era solo fantasia fino a poco prima, una immagine mentale diventa di tutti. Proprio lì. Stefano De Rensis non si limita al modellismo, no. Scolpisce egli stesso i suoi modelli e dipinge. Facendo colore di quello che si agita nei suoi pensieri. Facendone arte. Ed oggi quell’arte è a disposizione di tutti coloro che avranno voglia di incontrare questo artigiano delle idee nel suo negozio di “Plastici & Sculture”. Un ambiente curato nel dettaglio, come immaginarlo diversamente, ricco di intriganti richiami ottocenteschi nello stile degli arredi di quello che è sia negozio che studio.

Il sito internet dedicato sarà a regime a breve (www.plasticiesculture.com), nel mentre potete fare un salto a trovare il giovane artista a Livorno, in via Gamerra 13. Chissà che non riesca a realizzare anche uno dei vostri sogni.

#Giampaolo

#TonySky-1Culture1Love

16 Nov

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Tony Sky, rapper romano cresciuto tra i vicoli dei rioni della Capitale, si avvicina alla cultura Hip Hop nel 1995 tramite il writing, quando inizia a fare i primi graffiti sui muri di Roma. Subito dopo conosce la musica Rap. Nel 1999 iniziano i primi freestyle vocali, e nel 2000 le prime registrazioni. Nel 2004 arriva lo strett-demo del 2004 “Progetto Gorilla”, un demo che riscuote successo nell’underground romano. Nel 2006 fonda l’etichetta musicale “Gold Chain Records”. Nel 2007 il primo street-album ufficiale “I.W.A.”, e nel 2008 il doppio mixtape “Block Knowledge”, con la collaborazione di numerosi personaggi della scena italiana. Nel 2009, con la Gold Chain Records, stampa due vinili in limited edition.

Quanto è importante il potere della parola, e quanto forte è il potere della musica?

«Namastè (saluto usato in molti luoghi dell’Asia – ndr). La parola è molto importante. Un suono che rappresenta un concetto. Puoi usarlo in tanti modi, e in ogni modo puoi dare un messaggio, positivo o negativo. Sta a te scegliere. E così avviene anche nella musica. E nell’Hip Hop, dove la parola è importantissima. Occorre solo usarla con consapevolezza, sta lì il segreto per tenere il cosmo in mano. Parole e suoni che non si possono scegliere a caso. È necessario studio e ricerca, a testimonianza di un percorso consapevole».

Quanto conta il tuo credo nei tuoi testi, e quale messaggio vuoi che arrivi?

«La mia anima sta percorrendo un viaggio spirituale che include diverse dottrine. Meditazioni sui chakra, insegnamenti buddisti, mantra tibetani, animismo thailandese, preghiere alla Madonna. Perché non credo ci sia una via giusta o sbagliata. C’è solo lo studio spirituale che ti porta ad un elevazione interiore. E per quel che riguarda il credo nella cultura Hip Hop posso dirti che è molto importante. La cultura Hip Hop viene spesso considerata, in maniera sbagliata, solo musica o ballo. Invece dietro possiede un percorso sociale/culturale ricco e complesso, fatto di regole, storia, canoni, usanze, linguaggi.
Uno dei messaggi che da sempre porto nei miei brani è la descrizione e la valorizzazione del posto in cui si vive, la sua poetizzazione. Un semplice quartiere di una qualsiasi città del mondo che nelle canzoni diventa il tuo luogo. Immagini di vita quotidiana che possono creare quadri “stilosi” ed interessanti. Vite comuni di una qualsiasi zona cittadina, onorata con stile attraverso i versi musicali. Questo lo riesce a creare solo l’Hip Hop, voce spirituale della gente comune
».

Evoluzione del tuo genere durante il tuo percorso, e le influenze che lo hanno modificato?

«Le mie influenze sono di matrice americana. A partire dalla scuola dell’East Coast dei primi anni ’90, per poi proseguire verso la West Coast. E poi il dirty south, il soul, il funk anni ’70-’80. Le influenze sono importanti, essenziali. Sono le basi utili per andare avanti, altrimenti saremmo finti, “Fakes”. Altre influenze che ho subito arrivano dai graffiti, dai writers newyorkesi della prima generazione come Skeme, Dez, Phase 2. Poi i breakers, Crazy Legs, Frosty Freeze, e tanti altri. E i Dj. In questa cultura le influenze non sono solo musicali. Perché l’Hip Hop non è solo musica, come vogliono farci credere in Italia. È uno stile che ti stravolge la vita, che ti forma. Ecco perché l’importanza di dare un messaggio positivo e non negativo. Noi siamo il risultato di ciò che pensiamo».

Il panorama ed il livello in questo momento per quanto riguarda l’Hip Hop nel panorama italiano rispetto a quello europeo e statunitense.

«Il panorama è messo male dappertutto, ma questo semplicemente perché è uno specchio della società attuale. Ma in questo mare di merda chi è vero e puro lo è 30 volte di più rispetto al passato. Quindi non bisogna fermarsi a guardare la roba schifosa che c’è in giro, occorre andare a cercare roba figa, perché fidati, ce ne è tanta. E se una cosa non ti piace e non ti interessa non la giudicare. Ignorala.
Ricordiamoci che esiste il Karma, e la legge degli specchi. Più ti accanisci con la merda più essa ti si presenterà. Consiglio ai ragazzi di concentrarsi sul bene, sull’Hip Hop fatto bene, senza accanirsi contro il marcio
».

Prossimi impegni?

«Ho quasi finito il mio album “Life&Style” che uscirà nel febbraio 2014. Inoltre sto preparando un mixtape con tanti ospiti. Continuo a fare videoclip, foto e beats. Mi tengo attivo ogni giorno, anche se le cose che faccio uscire sono solo il 20% di quelle che creo. Perché molte cose me le tengo strette, e le farò uscire solo quando verrà il momento giusto. Altre, invece, mai. Sono personali, e tali devo rimanere. È come in tante cose della vita. Non tutto è fatto per esser dato agli altri o per essere messo all’attenzione di tutti. No. Alcune cose sono fatte per il proprio spirito. Per la propria crescita vitale».

Buona vita a tutti.

Namastè.

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#Simone

#ValerioAlbaTraSiciliaPoliticaERecitazione

19 Set

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Lo abbiamo visto in tv impegnato in fiction notissime al grande pubblico come Crimini 2, Rex e RIS.
34 anni, siciliano, fisico atletico. Ex stuntman, doppiatore e attore.

Vivo a Roma da circa dieci anni, è la mia città d’adozione, la adoro, ma la Sicilia è la mia terra. Sono originario della provincia di Catania, vengo da Caltagirone. La mia città  d’origine è stata per tutto il ’900 un incubatore di forti passioni e sentimenti politici, che anche io sento forti dentro di me.Una città che ha visto nascere personaggi come Luigi Sturzo, Mario Scelba e Silvio Milazzo”.

Una cultura che attesta quanto per te sia importante essere consapevoli di cosa succede nel mondo..
Sono una persona che ama vivere la consapevolezza del proprio tempo e che riconosce l’importanza e il significato della storia, tematiche che ora credo stiano riprendendo finalmente vita, nel momento in cui il panorama storico-politico, usando un eufemismo, si ritrova in uno stato molto delicato ”.

In merito al tuo mestiere di attore, quando è nata la passione in te?
Fin da piccolissimo ho sentito forte la passione per la recitazione. La mia formazione artistica e professionale è iniziata nei piccoli e grandi teatri catanesi, per poi proseguire a Roma”.

Hai lavorato con registi come Spike Lee e Gabriele Salvatores..
Sì, è vero, ed è superfluo sottolineare come lavorare con persone di questo calibro sia davvero gratificante. La lista di nomi è lunga, aggiungerei Gabriele Muccino, Vittorio Sindoni, Claudio Fragasso, Alexis Sweet, ma ce ne sono tanti e tanti altri.
Ma in questo mestiere non sempre ti può andare bene, e difficilmente per un lungo periodo.
A nome di molti attori siciliani come me devo dire che purtroppo questi vengono molto spesso utilizzati semplicemente come doppiatori.
Questo è un mestiere difficile e molto chiuso, pieno di stereotipi e di lobby, come del resto molti altri lavori
”.

Cosa senti di dire ai giovani che faticano a trovare una dimensione nel mondo del lavoro?
Per quel che riguarda la difficoltà per i ragazzi della mia generazione, e quelli poco più giovani, trovare una collocazione stabile in questa società sta diventando qualcosa di davvero molto complesso. Quello che posso suggerire è di non arrendersi mai, perché la vita è meravigliosa, e va vissuta fino in fondo”.

Progetti in cantiere?
Cercare di trovare una piena e rassicurante realizzazione lavorativa in un’Italia dominata, purtroppo, da raccomandazioni e assoggettata, in ogni settore, dalla politica e da altre cricche, elite, lobby, che ovviamente sono a numero chiusissimo”.

#Simone

#TeoBellia,OltreLaVoce

3 Set

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Voce di tantissimi personaggi del grande e piccolo schermo, in carne ed ossa e animati, da Michael J. Fox, Danny DeVito e Nicolas Cage, passando per Boe Szyslak de I Simpson, a Ciop di Cip&Ciop, proseguendo per I Puffi, I Griffin, Holly&Benji, fino a Dallas, Saranno famosi, Prison Break e tanti altri ancora. Ma Teo non è solo una voce, è anche conduttore tv, radiofonico (in onda tutti i giorni con L’Arca su EcoRadio), attore televisivo e teatrale. Opera davvero a 360° nel campo della comunicazione.

 Il doppiaggio è sicuramente l’attività che lo occupa per la maggior parte del tempo.

Dal 1979 a oggi ha percorso questo settore in ogni sua forma.

Come è iniziata la tua carriera?

«La mia carriera inizia come dj. Ricordo le prime feste di compleanno, dove tra luci, casse e microfono intrattenevo gli amici. Poi nel 1973 l’approdo alle prime radio private, tra le quali Radio Emme. Era un momento straordinario per la radio, iniziava lo scardinamento al monopolio Rai».

E l’attività di doppiatore come è iniziata?

Una ascoltatrice di Radio Emme mi chiamò per farmi fare un provino da doppiatore, era il 1979, e da lì comincio la mia attività, grazie a quell’ascoltatrice, Sonia Scotti (attrice e doppiatrice; voce di Whoopi Goldberg), che non finirò mai di ringraziare».

Quale è il personaggio a cui sei più legato?

«Ho un legame particolare con Michael J. Fox, che ho doppiato in Ritorno al Futuro, nel 1985. E’ stato il punto di svolta della mia carriera di doppiatore, l’attore protagonista del film dell’anno mi ha fatto prendere consapevolezza dei miei mezzi e delle mie capacità.

Sono molto legato anche a Joe Pesci. doppiato in Arma Letale. E poi Matt Dillon, in Tutti pazzi per Mary, con il quale mi sono divertito tantissimo.

Non ho pudore nel doppiare personaggi buffi, o cartoni animati, a me diverte anche fare il “pupazzetto”, e credo si senta attraverso i risultati del mio lavoro».

Dal 1994 docente dei corsi di formazione a Roma..

«Sì, con enorme soddisfazione ed entusiasmo, spiego ai ragazzi che questo mestiere non è solo voce, ma siamo attori virtuali posti in una condizione più scomoda di quelli reali.

Trovare verità per un attore su un set è più facile che per un doppiatore in una sala buia, da solo, davanti ad un foglio ed un microfono. Sono molto contento per il numero crescente di iscritti ai corsi. La fine dei lavori sicuri ha fatto sì che “persi per persi” si trovi a tentare di a sfruttare doti artistiche».

Oltre a quello di doppiaggio quali altri corsi offre la Magma Lab?

«Oltre al doppiaggio ci sono corsi di Scrittura teatrale, Conduzione radiofonica, Conduzione televisiva e Recitazione (magmalab.eu).

I docenti dei corsi che mi aiutano nell’insegnamento sono professionisti di ottimo livello, come Gennaro Monti, Giovanna Nicodemo, Angiola Baggi, Giorgio Locuratolo, Fabrizio Failla, e tanti altri ancora. I nostri corsi rispondono ad una esigenza pratica, e non quella tipica teorica ed accademica».

Impegni futuri?

«La direzione del doppiaggio di Dexter ottava stagione e di Franklin&Bash 3; una rappresentazione teatrale al Teatro Testaccio a Roma, “Quell’estate”, per la regia di Stefano Mondini; e le lezioni didattiche dei nuovi corsi del MagmaLab, con un nuovo grande spazio a disposizione in Via Alberico II (a Roma) che si aggiunge alla sede di Via degli Scipioni. E poi…si vedrà ».

#Simone

#AlessandroPrete,IlBuonCattivo

29 Ago

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Alessandro Prete è figlio d’arte, suo padre è stato un noto attore di film poliziotteschi degli anni ’70. Fin da ragazzo ha deciso di seguire le orme paterne dedicandosi al mestiere dell’attore, diventando così, in breve tempo, uno tra i più interessanti interpreti della nuova generazione.
È noto al grande pubblico per aver lavorato in numerose fiction di successo, come Distretto di Polizia, Carabinieri, Incantesimo, Romanzo Criminale, Crimini 2, e Rex.

Quanto l’essere romano ha influenzato la tua recitazione?

«Devo dire che la mia romanità mi ha agevolato in alcune interpretazioni, come quando ho recitato nella fiction Vite a perdere, alla quale sono molto legato, o come accaduto per la serie tv Romanzo criminale.
In quelle occasioni la mia romanità mi ha aiutato a creare i personaggi, anche se la romanità riprodotta in Romanzo Criminale è quella di tutt’altra epoca, una Roma degli anni ’70, molto diversa da quella attuale, in quel caso ho dovuto realizzare uno studio sul gergo, sulla cadenza, e sui modi, diversissimi da quelli dei giovani di oggi
».

Molto spesso vieni chiamato a recitare nei panni del il personaggio del “Cattivo”..
«Beh, sì, molto spesso mi capita di interpretare il ruolo del cattivo. Devo ammettere che già per motivi fisici sono portato per questa parte, e dopotutto sono molto riconoscente a questo ruolo che mi ha dato la possibilità di farmi conoscere dal pubblico, un ruolo che mi gratifica, e per il quale mi diverto a lavorare cercando di non cadere mai nei soliti clichè».

Cinema, tv, e anche molto teatro, che oltre a vederti nei panni di attore ti vede anche in qualità di autore e regista.
«È sempre molto difficile far sì che il lavoro di un giovane autore giri in circuiti importanti, ma fortunatamente ho avuto il  piacere di arrivare anche a questo obbiettivo, e sono stato premiato dagli spettatori. Tante sono le soddisfazioni che mi prendo grazie al teatro, luogo che adoro, e che attraverso il quale posso sperimentare molto. Un luogo dove trovo il giusto equilibrio recitativo per poi tornare ad interpretare il ruolo del cattivo per il cinema e per la tv. È qui che ho imparato la disciplina della recitazione, è qui che ho fatto la mia gavetta».

Cosa è cambiato in questo ambiente dai tempi dei tuoi esordi ad oggi?
«Purtroppo ora c’è meno lavoro, e ci sono molti meno soldi. Non ci sono più in questo ambiente produttori che investono di tasca propria, né che hanno il coraggio di rischiare, e la qualità si è abbassata.

Sta scomparendo del tutto la meritocrazia, ma certo non racconto nulla di nuovo e non voglio neanche annoiare con i soliti discorsi. Quando ho iniziato c’erano molte più possibilità e molte più alternative, invece ora si litiga per le briciole.
Non me la sento di andare a scioperare o di protestare sui red carpet, non sono per questo genere di intellettualismi, penso che i cambiamenti si facciano sul campo.
Quello che guadagno con la tv lo rinvesto nel teatro, nella mia associazione culturale, la Nuovo Rinascimento, attraverso la quale permetto ai giovani di avere l’occasione di salire sui i palchi di ottimi teatri
».

Un consiglio per i giovani attori?
«Ho avuto fortuna, ma ho fatto anche tanta gavetta, e la gavetta è importante per la crescita personale. Anche se per un periodo posso “stare fermo”, mi sono costruito un mestiere che mi permette comunque di lavorare, ed è per questo che ora riesco a scrivere ed a dirigere, oltre che ad insegnare, come faccio presso l’Accademia Corrado Pani.
Mi sento libero dal sistema, e questo spirito lo voglio insegnare. Non esistono carriere e strade facili, occorre realmente “costruire” il mestiere di attore, non ci si improvvisa tali. Io lo reputo come un mestiere artigianale, e come tale si impara giorno dopo giorno».

Prossimi impegni lavorativi?
«Ho da poco finito di girare, come attore, un film per il cinema, il titolo è  La banalità del crimine; a breve reciterò in due spettacoli in cartellone al Teatro Eliseo di Roma, Paura d’amarsi, in programma per i primi giorni di novembre, mentre a marzo reciterò in uno spettacolo su Frida Kahlo, dove sarò impegnato anche come regista».

#Simone

#IntervistaAlPoetaBartolomeoErrera

27 Ago


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Bartolomeo Errera, napoletano, classe 1949, poeta, romanziere e narratore di fiabe.
Nel 1988 pubblica la sua prima opera, “Storie vere”, una raccolta di favole con la quale vince il Premio Milano e viene successivamente nominato personaggio dell’anno nell’ambito della narrativa per ragazzi.
Seguono 13 poesie ed un racconto in una antologia della casa editrice Rupe Mutevole; poi arriva “Dervisci”, silloge, e “Danal”, romanzo d’amore ambientato nel medioevo (editi entrambi da Guida).
Di imminente uscita “Una splendida giornata di pioggia” e “Black Ship”.

«Studio e racconto il concetto di Tempo nella vita dell’essere umanospiega Bartolomeo –  il Tempo, veloce ed inesorabile, più veloce persino dei sogni, scandisce costantemente gli attimi della nostra vita.
Osservo l’importanza che ha sulla società, sulla famiglia e sulla crescita dell’individuo.
Un richiamo ad un Tempo passato, che non è mai né malinconico né nostalgico, ma semplicemente una spinta utile ad un miglioramento.
Per un’evoluzione in chiave positiva è necessario uno sguardo in dietro, in modo da  rivivere, rivedere e ripensare le proprie esperienze, così che siano utili per il proprio futuro».

L’Uomo è un altro degli argomenti principali delle Sue opere..

«Sì. L’uomo è un altro dei temi centrali dei miei romanzi e delle mie poesie. Un Uomo al centro di tutto, con i suoi desideri, la sua realtà, le sue introspezioni ed il suo Tempo.
Oltre all’Uomo ricorre spesso anche un’altra parola chiave in quello che scrivo, Mare.
Il Mare come espressione di libertà, di indomabilità, di libertà
(proprio come i versi delle sue opere, n.d.r.). Mare è per me una parola davvero importante, così come è importante il contatto con tutti i suoi elementi. Un qualcosa di profondo, viscerale, potente».

Le Sue poesie sono rintracciabili anche in “rete”, anche Lei si è avvicinato al mondo di internet..

«La mia impostazione rimane sempre e comunque quella classica. Inizio con carta e penna. Parto dal foglio scritto per arrivare alla trascrizione al computer.
Alcuni dei miei scritti, poi, li diffondo esclusivamente tramite internet, come sul sito
portfoliopoetico.com o scrivere.info, un piacevole angolo di web poetry dove le mie poesie raggiungono un notevole numero di visite.
Inoltre, già da qualche tempo, ho un mio canale ufficiale su Youtube e una pagina fan su Facebook, entrambe con il mio nome, dove si possono trovare continui aggiornamenti sulle mie poesie, i miei libri e i festival, per un rapporto senza filtri con i miei lettori».

Un poeta moderno, quindi, che non disdegna le nuove tecnologie.
Quale è il Suo rapporto con il web?

«Rispetto, curiosità, scambio, timore e distanza. Un utile affiancamento alla poesia su carta, ma non di certo alternativa al libro.
Gli autori che scrivono per il web impostano pensieri e parole in maniera differente, per una fruizione più immediata, a volte anche troppo frettolosa, ma non per questo meno rilevante. Semplicemente diversa.
Tramite il web il poeta può godere di un apprezzamento quasi diretto con il suo pubblico, che può fargli arrivare il suo giudizio tramite i siti e i social network.
Un riscontro che con la carta non si può ottenere, la vendita di un libro non può farti capire realmente se un prodotto possa esser piaciuto o meno a chi lo ha acquistato
».

Il web regala ulteriori possibilità di spazi agli autori?

«Sì, grazie al web si sono creati nuovi spazi, soprattutto per i più giovani che si avvicinano a questa forma d’arte.
Credo che ogni individuo tra i 0 ed i 20 anni almeno una volta nella vita abbia scritto una poesia. La poesia è nel dna dell’italiano.
Ma purtroppo la poesia non fa mercato, non ha un interesse economico, e quindi non ha un’adeguata diffusione.
E così io invito gli autori di romanzi ad inserire tra le pagine dei loro racconti, così come faccio io con i miei, alcune poesie, in modo da rieducare il lettore a questo piacere
».

Un poeta con una modernità rispecchiata, oltre che dall’utilizzo del web, anche dai tatuaggi..

«Il tatuaggio è indubbiamente un espediente per fermare il tempo, e io l’ho fermato su di me con tre immagini, l’Ankh, la chiave egizia, simbolo legato all’uomo (Tempo e Uomo, i miei argomenti costanti); il segno del Tau, elemento che compare anche nel mio romanzo Danal, e appunto il nome Danal».

Quali sono i Suoi ultimi impegni letterari?

«Sto finendo di scrivere un nuovo romanzo, “Mio figlio non parla più”, in uscita tra qualche mese. Lo scorso novembre sono stato il Presidente del Premio Città di Raddusa (CT). Dal 20 al 25 aprile sono stato ospite presso“Una nave di libri per Barcellona”, minicrociera letteraria in collaborazione con Grimaldi Lines.
A maggio sono stato a Reggio Emilia, alla Mostra di pittura e reading poetico dell’Associazione Culturale Iris, cui a settembre parteciperò in concorso per il Premio di narrativa e poesia».

#Simone

#IncontroColMaestroBalzola

15 Ago

Maurizio Balzola, pianista, compositore di colonne sonore e di musica da concerto, direttore d’orchestra, è nato a Roma il 13 febbraio 1966.

 Quando è iniziata la Sua passione per la musica classica?

«Mia mamma è stata una cantante lirica, e in casa avevamo un pianoforte, ho capito fin da subito quale sarebbe stato il mio destino. Ho cominciato a studiare pianoforte all’età di cinque anni, iniziando a comporre i primi brani a sette, fino a quando mi sono poi diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Licinio Refice di Frosinone, e in composizione presso il Conservatorio Lorenzo Perosi di Campobasso, e la musica è diventata la mia professione».

 Quali sono i concerti e le composizioni alle quali è più legato?

«Sono legato a tutti i miei concerti, ma devo ammettere che due me li ricordo in modo particolare, uno è quello che ho eseguito nel 1997 presso il Palazzo Chigi di Ariccia, dove ho suonato in un luogo davvero molto emozionante e suggestivo; l’altro è quello che ho tenuto l’8 giugno 2013 presso Casa Balthasar a Roma. Sono particolarmente legato anche alle musiche che ho scritto per il documentario “La Resistenza è un valore irrinunciabile. Paolo Emilio Taviani e Genova”, realizzato da Rai Storia e Rai Educational. Altra recente emozione di cui vado molto fiero è quella della notizia che il mio nome è stato inserito nel libro “Recent international opera discography” di Charles H. Parson, e curato dall’Università della Virginia».

 Quali sono i Suoi prossimi impegni?

«Come concertista suonerò a dicembre presso Viterbo, poi volerò a Madrid, per raggiungere il Centro Culturale Italiano in Spagna, presso il quale terrò un concerto da solista; come compositore di musica da concerto sto partecipando a due concorsi internazionali, uno a Valencia, l’altro a Barcellona; al momento sto componendo le musiche per un programma televisivo Rai, “Scrittori per un anno”, in cantiere, invece, c’è la colonna sonora per il prossimo film del regista Pino Galeotti».

 http://www.mauriziobalzola.com/

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#Simone