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#LeSposeTatuate

12 Dic

Come mettere d’accordo il proprio abito da sposa con i tatuaggi fatti nel corso della vita?

Le soluzioni sono infinite e nulla vieta che l’effetto finale risulti perfino elegante agli occhi della gente.

Il tatuaggio è parte della nostra personalità e coprirlo significherebbe non rispettarla. Ecco qualche esempio di come alcune donne “molto tatuate” sono riuscite a coniugare perfettamente le due cose.

1) Tocco di rosso

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2) Occhiale da sole

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(Foto: http://www.jvallecorsa.com/TattooWeddingPhotography.aspx)

3) Con polsino

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4) Fashion retina

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5) Capello pink

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(Foto: http://pinkcreamcake.com/tag/casamento/)

6) Superfiocco

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(Foto: Sabina Kelley)

7) Con damigelle tatuate

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(Foto: Amelia Lyon)

8) Birretta e palpatina

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(Foto: http://inkednpierced.tumblr.com/post/18299224531)

9) Giappo Sposa

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(Foto: Juliane Berrie)

10) Con tutù

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(Foto: http://funkywedding.blogspot.it/2013/04/spose-tatuate-la-mia-opinione-tattooed.html)

11) Superfiorato

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(Foto: http://expatbride.com/)

12) Dancing+Cravatta

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13) Alternativa

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14) Soft

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15) Rouge

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16) Dark inside

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#Silvia

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#PacificoDiConsiglioDettoMoretto

24 Ott

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Maurizio Molinari, inviato del quotidiano La Stampa, racconta la storia di MORETTO, il boxeur che uccideva le SS a mani nude.

“Quando il 16 ottobre 1943 i tedeschi imprigionarono gli ebrei di Roma ne sfuggì loro uno, che continuerà a braccarli fino all’arrivo degli alleati. Questa è la storia di Pacifico Di Consiglio, detto Moretto, l’ebreo romano che di fronte alle persecuzioni scelse di battersi. Nasce nel 1921 in una famiglia povera, cresce senza il padre e quando a 17 anni viene discriminato dalle Leggi razziali reagisce iscrivendosi ad una palestra di pugilato, assieme all’amico Angelo Di Porto. Battersi sul ring lo aiuta a sfogare la rabbia e anche ad allenarsi perché davanti ai fascisti non abbassa gli occhi.
A via Arenula lo conoscono tutti. Nel luglio del 1943 sfilano i gagliardetti, impongono il saluto e lui lo rifiuta. Una camicia nera lo affronta, tenta di colpirlo ma lui è più veloce. La seconda volta finisce nella stessa maniera. Lo inseguono e lui si dilegua a Trastevere, che è casa sua. Quando il Gran Consiglio rovescia Mussolini, va a cercare i fascisti nella sede di piazza Mastai.
All’arrivo dei tedeschi l’8 settembre parte verso le Marche, assieme a cinque amici, e quando vengono a sapere della razzia del 16 ottobre torna indietro. Arriva a Roma a piedi, si finge sfollato andando ad abitare in una vecchia casa in via Sant’Angelo in Pescheria. Gira per Portico d’Ottavia trasformato in deserto, guarda le case vuote dove prima vivevano parenti, amici, compagni di scuola. E decide di restare.
Sfida la sorte andando ad abitare nella sua vera casa. Vive sotto il naso di tedeschi e bande fasciste che mangiano al ristorante «Il fantino». Ne studia i movimenti e quando può, anche da solo, li aggredisce. Usa le armi da fuoco, che sa usare e smontare.
La polizia fascista gli dà la caccia e l’1 aprile lo cattura, grazie ad una spiata. Lo portano al comando di piazza Farnese assieme ad altri quattro ebrei. Sa cosa lo aspetta. Finge un malore, si fa portare in una stanza con la finestra e salta dal secondo piano. Lo seguono Salvatore Pavoncello, Angelo Di Porto e Angelo Terracina. Non lo fanno Angelo Sed ed un altro, entrambi moriranno ad Auschwitz. La caduta è pesante, si rompe un polso, arriva a Monteverde con un amico sulle spalle e si nasconde in un garage. Cammina per la città a piacimento, pur sapendo di essere braccato.
I tedeschi lo prendono a corso Vittorio e lo portano alla Magliana. Sa che vogliono ucciderlo ma sul retro dell’auto militare c’è un tubo di ferro. Quando aprono le porte per farlo scendere, è lui che li sorprende, colpendoli a sangue, per fuggire ancora.
I tedeschi gli attribuiscono l’uccisione, con armi e a mani nude, di più militari ed SS. Davanti al bar Grandicelli lo bloccano e finisce a via Tasso. L’interrogatorio è brutale. Vogliono sapere dove si trovano altri ebrei, ma lui non parla. «Finì che avevo le ossa rotte, ero coperto di sangue» ricorderà.
Trasferito a Regina Coeli il 4 maggio 1944, vi resta fino al 20, quando lo fanno salire con altri ebrei su camion diretti al Nord. E’ l’inizio della deportazione. Appena in aperta campagna, Moretto non ci pensa due volte. Si getta sfruttando una curva ampia. Lo segue il cugino Leone, 20 anni, che viene falciato dalle mitragliate.
Moretto non va a Sud, dove ci sono gli alleati, ma torna a Roma. E’ un amico non ebreo di Testaccio che gli dà rifugio. Si unisce ai partigiani e su ordine del Comitato di liberazione presidia Ponte Sublicio per evitare che i tedeschi possano minarlo. Fino all’arrivo degli alleati. Moretto va loro incontro il 3 giugno, aiutandoli a eliminare i cecchini tedeschi. Da quando Roma diventa libera ha bisogno di un anno per venire a sapere dei lager, della fine di famigliari e amici. Sceglie di trasmettere alle nuove generazioni la determinazione a battersi a viso aperto. «Per dimostrare che la nostra comunità è fatta non solo di lacrime e sangue ma di coraggio e orgoglio» come riassume la moglie Ada, detta «Anita» in omaggio al carattere garibaldino di Moretto, scomparso nel 2006.” (Maurizio Molinari)

#Silvia

L’altro Ernesto

9 Ott

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Che Guevara fu ucciso nel primo pomeriggio del 9 ottobre 1967.

Non sono in grado si riassumere in poche parole una delle figure storiche più ingombranti del secolo scorso.

In questa occasione mi va di ricordare una frase che lessi nella sua più autorevole biografia: quella scritta da Paco Ignacio Taibo II.

Sono le parole della cugina di Ernesto, La Negrita, probabilmente il suo primo amore adolescenziale.

Questa racconta: “Quando andavamo alle feste invitava a ballare le più brutte, perché non facessero tappezzeria, anche se lui per la musica era sordo”.

Immagino la scena, tra un tango e l’altro e sorrido.

Poi ricordo altri  particolari piccanti della vita del Che adolescente.

Per esempio che fu iniziato al sesso dalla sua domestica e stando ad alcune ricerche questo non fu un caso isolato, ma un vizietto di gioventù.

Ora vai a collegare tale “vizietto” con la sua granitica e severa personalità di guerrigliero dedito alla causa rivoluzionaria.

Spesso i migliori censori si nascondono proprio a Sinistra.

Paradossalmente.

#Silvia

Dove inizia Lampedusa, finisce l’Europa

8 Ott

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Lampedusa, decimo girone dell’Inferno. In esso vengono puniti coloro che si sono macchiati in vita di reati legati all’immigrazione più o meno clandestina.

Lampedusani, individui un tempo convinti di risiedere nel paradiso, oggi compagni di sventura dei precedenti.

Sfilate di bare, cadaveri, isolani stanchi di accogliere, che si sentono traditi dall’Italia di cui fanno parte.

All’estero spesso ci chiamano “macaroni”, con tenero riferimento al tipo di pasta made in Italy.

Per il resto del mondo siamo pizza, mozzarella e spaghetti.

Un paese souvenir, che ha giusto quel problemino della mafia ai bassi e alti piani.

Ma quanti sarebbero in grado di risolvere tragedie quali il naufragio dello scorso giovedì?

Non avevamo dubbi che si facesse subito avanti a rispondere la Germania. “Noi siamo stati il Paese che ha ricevuto più profughi di guerra nel continente”.

Comunque questa non era una gara, ma semplicemente una richiesta d’aiuto.

L’abbiamo capito. Dove inizia Lampedusa, finisce l’Europa.

#Silvia

#CorbelleriaTime

30 Set

Durante un raduno del Pdl a Napoli per festeggiare i 77 anni dell’ex premier Silvio Berlusconi, la Carfagna, in collegamento telefonico con il Cavaliere, paragona la figura incompresa del suo leader politico a quella del fisico Albert Einstein.

Riportiamo le parole esatte.
M.C: – “Mi viene in mente una frase di Albert Einstein: le grandi menti hanno ricevuto sempre violente opposizionE..le grandi personalità hanno sempre ricevuto violentA opposizionE da parte delle menti mediocri”.

Ricordo che spesso i miei professori delle scuole superiori si soffermavano sul concetto di hýbris.

Non ne davano mai una definizione precisa. Quella che però li appassionava di più era “tracotanza”, “superbia”.

Era un chiaro avvertimento: “Non superate il limite”. Quel limite oltre il quale si va incontro allo sdegno e alla vendetta degli dei o di chi per loro ne fa le veci.

Albert Einstein non era un Dio. Stava dalla parte della Fisica, pur non rinnegando la sua cultura ebraica.

Questo giro però, abbiamo rischiato che gli passasse per la testa di tirare una bomba delle sue, quelle cattive cattive, che ti cancellano dalla faccia della terra. La direzione è immaginabile.

Mai nominare il nome dei GENI invano.

Lasciamoli  riposare in pace, evitando di scomodarli per le festicciole di partito.

Bestemmiare alla fine è sempre un’azione rischiosa. Qualcuno potrebbe essere sintonizzato sul nostro canale.

In questo caso, abbiamo ascoltato solo noi itALIENI, abituati alle corbellerie di entrambi gli schieramenti politici.

Rosso e nero insieme che colore danno? Immagino qualcosa di indefinito. Per l’appunto.

#Silvia

http://www.la7.it/lariachetira/pvideo-stream?id=i753351

#IlGiganteBill

25 Set

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Spesso è una famiglia doc che può fare la differenza, quando si tratta di fare breccia nei cuori e nelle coscienze dei propri sostenitori.

Questo è il caso dell’italo-americano Bill De Blasio, vincitore delle Primarie democratiche, organizzate in vista dell’elezione del nuovo sindaco di New York il prossimo novembre. Sfiderà Joe Lhota, il quale a sua volta si è aggiudicato le Primarie repubblicane.

La moglie di Bill si chiama Chirlane, ha 59 anni ed è una poetessa e attivista politica. Ma non solo. E’ anche una donna afro-americana che a soli 17 anni rese pubblica la sua omosessualità con un saggio sulla rivista Essence, salvo poi tornare alla cosiddetta “altra sponda” dopo aver conosciuto Bill nel 1991, dichiarando di “non amare le etichette”, perché ciò che realmente conta è “trovare una lui o una lei”, con cui “far funzionare le cose”.

La coppia ha due figli: Chiara e Dante. La prima ha 18 anni ed è nota per le sue bizzarre fasce per capelli, che dopo la vittoria del padre, sono diventate richiestissime.

Più piccolo il secondo, 16 anni, ancora studente delle superiori, il quale ha letteralmente conquistato il pubblico con la sua foltissima chioma afro, che ricorda un po’ quella del primo Michael Jackson.

Scherzi a parte, da quando è apparso nella campagna pubblicitaria per De Blasio, l’attenzione dei media ha roteato intorno alla sua chiacchieratissima pettinatura, tanto che il piccolo De Blasio ha voluto precisare come l’interesse ostentato dalla gente attorno ai suoi capelli sia “ancora un pò strano” per lui.

“Un sacco di gente mi riconosce … alcune persone vogliono fare delle foto e sono davvero solo felice”, ha affermato il giovane, da molti addirittura ritenuto il segreto del successo del padre Bill.

Quest’ultimo ha potuto infatti far leva su una moderna famiglia multietnica, testimonianza concreta e attuale dei tempi che corrono.

Con i suoi quasi 15mila fan su Facebook e ben due profili twitter, rispettivamente di 14mila e 16mila followers, ossia seguaci, Bill è uno dei successori più probabili dell’attuale sindaco repubblicano Bloomberg. Se così fosse, De Blasio diventerebbe il quarto Primo Cittadino italo-americano della Grande Mela.

Il primo era stato Fiorello Enrico La Guardia, un immigrato italiano di origine pugliese, che divenne sindaco negli anni Trenta.

Il secondo Vincent Impellitteri, di origini Siciliane, che giunse a New York all’età di un anno, divenendo sindaco di NY negli anni Cinquanta.

Poi fu la volta del più recente Rudy Giuliani, primo cittadino dal 1994 al 2001, noto al mondo in seguito agli attentati terroristici dell’11 settembre e nominato dal Time “Persona dell’anno” nel 2001.

De Blasio non è da meno e sembra avere tutte le carte in regola per accrescere questa lista. Certo è che, tra poco più di un mese, sapremo se la rinomata chioma di suo figlio Dante porti o meno fortuna, come si vocifera.

#Silvia

#LadyAssad

16 Set
Una foto di Asma tratta dal profilo Facebook

Una foto di Asma tratta dal profilo Facebook

Forse non ci abitueremo mai all’idea che oggi è possibile seguire giorno dopo giorno la vita di personaggi un tempo irraggiungibili, semplicemente effettuando l’accesso su Facebook.

Non mi riferisco certo a “Very Important Person” quali Belen, indubbiamente talentuosa donna di spettacolo, ma, per esempio, alla first lady siriana Asma al-Assad.

Sì, è davvero incredibile  il fatto che mentre nel suo paese imperversa la guerra, la moglie del dittatore riesce ad apparire quasi quotidianamente sulla propria pagina fan del social network più popolare al mondo,  mentre persevera nel suo ruolo di donna fedele e attiva al fianco del Presidente.

Gli scatti che vengono continuamente postati sulla pagina non ufficiale di Asma,   intitolata “The First Lady Asma al Assad”, corrisponderanno alla realtà?  L’elegante e fine signora Assad è realmente e attiva e dedita al suo popolo, anche sotto le bombe?

Sarà solo la classica propaganda di regime a farla da padrone, trovando nei social network  un’ efficacia immediata nonché gratuita, che arriva dritta e svelta al cuore dei sostenitori?

La pensano così  i suoi denigratori, che già ridevano quando in passato qualcuno aveva apostrofato la donna come  “la Lady D” del mondo arabo.

“Asma vive al centro di una corte di pazzi e continua a vedersi come la rispettabile moglie del Presidente (…) E’ una donna senza cuore, ossessionata soltanto dal look e dall’essere chic, che continua a vivere nel lusso più sfrenato”. Queste le parole di Ayman Abdel Nour, ex consigliere del marito, al Daily Mail.

Certo non va a favore della signora Assad la diffusione di alcune spese da lei effettuate a fine 2012, in piena guerra civile: una lampada di cristallo da 350 mila euro, arredi costosissimi da un negozio di King’s Road a Londra, dove lei è nata, un vaso da Harrods, migliaia di euro in gioielli e poi ancora carichi di cibo occidentale per i suoi tre figli.

Perciò verrebbe da pensare:…e mentre la Siria cade a pezzi Asma posta nuove foto e frasi che appartengono solo a lei e ai suoi 87.081 fans.

Eppure  fino a qualche anno fa, lei e suo marito erano considerati da noi occidentali gente all’avanguardia e la stessa Asma degna di meritare un posto sulla rivista Vogue che parlava di lei come “Rosa del Deserto”.

#Silvia

#LoStadioDellaTortura

7 Set

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11 settembre: questa data risveglia in noi principalmente il riferimento agli attentati suicidi del 2001, organizzati e realizzati da un gruppo di terroristi aderenti ad al-Qaeda, contro obiettivi civili e militari nel territorio degli Stati Uniti d’America.

Eppure  un altro paese del mondo ricorda ogni anno  un infausto “11 settembre”, che non ha niente a che fare con quello appena ricordato. Parliamo del Cile. Proprio in quel giorno, 40 anni fa, morì il Presidente Salvador Allende e insieme a lui l’esperimento cileno di un socialismo per via democratica, che il golpista Pinochet stroncò in pieno, insediandosi alla guida di una giunta di governo.

La repressione nei primi mesi dopo il golpe fu atroce. Iniziarono gli arresti, gli omicidi e migliaia di militari di sinistra sparirono nel nulla. Il nuovo governo, che avrebbe dovuto essere provvisorio, durò invece 16 anni, fino al plebiscito del 1989, che sancì il ritorno alla democrazia. Pinochet venne sottoposto a giudizio per violazione dei diritti umani, ma morì il 10 dicembre 2006, prima che i processi contro di lui fossero conclusi.

Rispetto a questa triste vicenda vogliamo ricordare che fu “El Estadio Nacional”, lo stadio della capitale Santiago del Chile, a diventare uno dei  primi luoghi di tortura della repressione da parte dei golpisti. Questo impianto sportivo infatti, durante il colpo di stato, venne tristemente adibito a campo di concentramento tra il 12 di settembre e il 9 novembre dello stesso anno.

Al suo interno transitarono circa 40.000 prigionieri,  che vennero privati dei loro diritti umani. Campo da gioco e galleria furono utilizzati per tenere imprigionati gli uomini; le donne invece furono relegate nella piscina, negli spogliatoi ed in altri edifici. Ulteriori spogliatoi e corridoi divennero parimenti luoghi di tortura e di esecuzioni, mentre gli interrogatori furono svolti nel velodromo.

Un documentario della regista cilena Carmen Luz Parot affronta la terribile esperienza della prigionia, della lotta, dell’amarezza, della speranza e talvolta della morte di uomini e donne, a trenta anni dei fatti accaduti, attraverso il racconto personale degli stessi rispetto alla vicenda.

L’edificio è stato dichiarato “monumento storico nazionale”. E pensare che solo un anno prima del golpe, una grande e lunga manifestazione aveva visto Fidel Castro dialogare con Allende nello stesso stadio.

                                                                                                                                                                                                                                                                                #Silvia

Video

# inthenameofrockafghano

2 Set

Kabul Dreams, la prima rock band afghana.E’ composta da Sulyman Qardash (voce/chitarra). Siddique Ahmed (basso)
e Mujtaba Habibi (batteria).Sulyman ha raccontato il debutto del gruppo: “Un giorno, a Kabul, un mio amico mi ha detto che c’erano due musicisti che suonavano in un piccolo studio. Ho deciso di incontrarli. Erano Mujtaba e Siddique. Mi piaceva quel posto, era molto bello per creare e fare delle cose positive. Loro componevano arrangiamenti per gli artisti pop afghani e per la pubblicità in Tv. Mi sono unito a loro e così abbiamo cominciato a lavorare insieme.” Risultato? Oltre 15mila fan su Facebook; supponiamo tuttavia che tra di essi non vi sia nessun talebano.

#Silvia

#AddioLucianoMartino

15 Ago

Si è spento in Kenya il produttore cinematografico Luciano Martino.
Nato a Roma, avrebbe compiuto 80 anni a dicembre.
Il suo nome è legato ad una lunga lista di titoli di genere tra gli anni ’60 e ’70.
Dal peplum al poliziottesco passando per la commedia sexy, grazie alla quale ha lanciato attori come Lino Banfi, Barbara Bouchet, Gloria Guida, e inventato il fenomeno Edwige Fenech (sua compagna di vita per anni).
Il fratello Sergio ha dichiarato all’Ansa “Luciano amava stare a Malindi, anche se era afflitto da un brutto male. Fino a poche ore prima stava bene, a parte una febbricola, ha cenato con alcuni amici. Poi è stato colpito da un edema polmonare ed è morto durante il volo verso Nairobi“. Si è spento il 15 agosto.

Insieme al fratello è considerato uno dei fondatori dei B movie all’italiana. Martino investì molto sulla commedia erotica, firmando su una serie di titoli indimenticabili: Giovannona coscialunga disonorata con onore, Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda, Occhio, malocchio prezzemolo e finocchio, L’allenatore nel pallone, e tanti tanti altri titoli passati alla storia.
Quante notti allegre ha fatto passare agli spettatori italiani più sonnambuli.
Ma anche quante risate!

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#Simone