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#LacrimeDelleDolomitiDiSesto

2 Apr

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Sarà presentato giovedì 3 aprile alle 10.30 presso il Cinema Adriano di Roma “Lacrime delle Dolomiti di Sesto”, primo lungometraggio diretto da Hubert Schoenegger e prodotto da Geosfilm.
All’anteprima del 3 aprile il cast al completo del film sarà presente e disponibile a eventuali interviste.
Per l’occasione interverrà il generale Claudio Graziano, Capo di stato maggiore dell’Esercito italiano.

Il film racconta gli avvenimenti drammatici e le lotte sanguinose che hanno avuto luogo sul fronte dolomitico durante la Grande Guerra, ma si concentra anche su una vicenda toccante di amore e di amicizia, con un cast che va da Gedeon Burkhard (noto in Italia per aver interpretato “Il commissario Rex”, ma presente anche nel cast di “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino) a Christiane Filangieri (interprete di moltissime fiction, tra cui “Perlasca, un eroe italiano”, “Ho sposato uno sbirro” e, prossimamente, “I Cesaroni 6”).

Scenario grandioso del film sono le Dolomiti di Sesto e l’Alta Val Pusteria, nelle quali sono state girate scene mozzafiato sia nel contesto invernale che in quello estivo.
Le Dolomiti, con in primo piano le Tre Cime di Lavaredo e molti altri paesaggi altoatesini, sono lo sfondo drammatico e maestoso di una pagina di storia italiana non conosciuta da tutti e oggi sotto la lente d’ingrandimento nel centesimo anniversario dello scoppio della Grande Guerra.

 

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#Adele:DellaVitaEDell’Amore

22 Nov

È stato osannato, amato, criticato, ridimensionato. C’è chi subito ha gridato al capolavoro indiscusso e chi lo ha liquidato come una semplice, banale, storia di lesbiche, la quale, se fosse stata raccontata con per protagonisti due eterosessuali, non avrebbe avuto lo stesso effetto.
Nel bene o nel male, dunque, “La vita di Adele” di Kechiche ti colpisce, ti scuote: a favore o contro, non esistono mezze misure. O forse no? Io personalmente sono stata travolta da sentimenti contrastanti. Non è stata tanto la trama di per sé a rapirmi, quanto la figura stessa della protagonista, la dolce, insicura e determinata al contempo, bellissima Adele. Non stavo guardando la sua storia, la stavo vivendo con lei: attraverso delle inquadrature magistrali, attraverso i dettagli delle sfumature del volto e dell’anima, anche io ero Adele. Anche io scoprivo cose nuove, mi laceravo dentro, nei dissidi, nell’amore, nel dolore, nel ricordo. I sentimenti e le emozioni diventavano universali, oggettivi, e divenivano così condivisibili a pieno.
Per tre ore lo stesso piacere con cui Adele divorava cibi e libri era in sintonia col mio, nel mentre gustavo questa storia: non solo una storia d’amore, ma anche di relazioni, di crescita, di apprendimento, di una società che ti chiude le porte in virtù di stereotipi e pregiudizi.
Il tutto un po’ rovinato da lunghe ed eccessive scene di sesso. Nessun discorso pseudo-moralista, per carità. Semplicemente, credo che bastavano due minuti anziché dieci. Un’unica, intensa scena, al posto di tre. Perché la passione, quando è carnale, travolgente ed estrema, va raccontata elegantemente, a piccole dosi, lasciando spazio al non detto, all’immaginazione, altrimenti degenera nel voyeurismo e nella volgarità, diventando sterile, fine a se stessa.
Senza dimenticare dei mancati sviluppi narrativi relativi ad elementi essenziali del film, quali il rapporto della ragazza con i genitori e le amiche, tutti un po’ “bigotti”, chiusi ed ostili riguardo alla diversità, al futuro, alla libertà di espressione e di scelte di vita.
Pro e contro, ma va bene così. Risulta più naturale, vero, realistico.
Da vedere.

#Michela

#JulianeCadutaDalCielo

17 Set

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Navigando nel web mi sono imbattuta in un singolare docufilm di Werner Herzog, intitolato “Wings of Hope”. Incuriosita, ho fatto le dovute ricerche, l’ho guardato con attenzione ed ho scoperto una storia che mi ha fatto letteralmente accapponare la pelle.

Questo documentario, realizzato nel 2000 per la televisione tedesca ma poco conosciuto dal grande pubblico, rievoca una storia realmente accaduta. La protagonista, Juliane Koepcke, è una donna nata nel 1954 a Lima, in Perù, con cittadinanza tedesca, figlia di un rinomato zoologo e di una celebre ornitologa che vivevano a centinaia di chilometri di distanza da lei, in un remoto avamposto di ricerca nel bel mezzo della foresta amazzonica. Quella foresta labirintica che Juliane conosceva bene e con cui aveva sviluppato una certa confidenza; tutto ciò, un giorno, le avrebbe salvato la vita.

Tutto accadde il giorno della vigilia di Natale del 1971: il ballo di fine anno della scuola era terminato e la allora diciassettenne Juliane e la madre salirono su un aereo che doveva portarle al di là della foresta pluviale, per raggiungere il padre a casa e celebrare il Natale. Poco dopo il decollo le nuvole iniziarono a farsi dense e scure: in un attimo un fulmine colpì il motore, l’aereo si spaccò e precipitò. Tutti i passeggeri morirono sul colpo. Per la precisione, quasi tutti, tranne Juliane. Il giorno dopo lo schianto, infatti, la ragazza si svegliò nel bel mezzo della giungla: aveva subito una commozione cerebrale e non riusciva ad alzarsi in piedi. Undici giorni dopo, Juliane riuscì a uscire dalla foresta labirintica e a riconciliarsi col padre.

Wings of Hope” raccoglie lucidamente i dettagli di questa straordinaria vicenda, raccontati in prima persona dalla stessa Juliane: la presa di coscienza di essere la sola sopravvissuta, il dolore di fronte alla realizzazione della morte della madre, lo sgomento per la scoperta dei cadaveri disseminati intorno; il rispetto verso la morte, inesorabile, nei confronti chi non ce l’aveva fatta. Herzog ha voluto che la donna parlasse di fronte alla telecamera, come se stesse ripetendo a se stessa i frammenti dei suoi ricordi, per non dimenticarli, ma senza lasciarsi guidare dalle emozioni: il racconto che doveva emergere doveva essere un ragionamento introspettivo e riflessivo, scorrevole, chiaro.

Il tempo è passato ma gli incubi molte volte ritornano ed il rammarico è un peso perenne difficile da digerire. Lo stesso vale per quel terribile pensiero, quella domanda ossessiva che non ha una risposta: “perché sono sopravvissuta solo io”? Tutto ciò continua a tormentare Juliane ancora oggi. E probabilmente sarà così per sempre.

 

#Michela

 

http://www.youtube.com/watch?v=uEFrOmqnktQ