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#CalciatoriMondiali

31 Mag

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I 30 migliori giocatori della storia dei Mondiali di calcio

Li ha scelti il quotidiano inglese Guardian, che ha messo insieme una lista dei migliori calciatori che abbiano mai partecipato ai Mondiali di calcio, in vista dei prossimi che inizieranno il 12 giugno in Brasile. Comprensibilmente non è una lista dei giocatori più forti in assoluto, bensì di quelli che «hanno lasciato un segno» nel più importante torneo internazionale di calcio (per fare un esempio, sarà molto difficile che il fortissimo centrocampista del Galles Gareth Bale entri mai in questa classifica: il Galles non si qualifica ai Mondiali dal 1958).

La lista è stata messa insieme in questo modo: il Guardian ha formato tre tipi di giurie, una composta da ex noti calciatori, una da giornalisti del Guardian e una da “esperti internazionali” (in tutto quaranta persone).

Ciascun giudice doveva nominare i propri migliori quaranta, a cui in seguito è stato assegnato un punteggio (40 punti al primo, 39 al secondo, 38 al terzo e così via). I voti di ciascun giudice sono andati a formare la classifica della propria giuria: le tre classifiche, quindi, sono state poi bilanciate per fare in modo che pesassero allo stesso modo.

La domanda che veniva posta era la seguente: «chi sono stati i migliori giocatori nella storia dei Mondiali?». Il Guardian ha specificato che ogni giudice poteva interpretare l’aggettivo “migliore” a suo piacimento.

Fra i primi 30, la nazionale più rappresentata è quella del Brasile, con dieci giocatori.

Ci sono anche cinque italiani, nessuno dei quali però nei primi dieci.

Tra le prime 10 posizioni ci sono fenomi mondiali del calcio che hanno scritto la storia di questo sport:

Pelè, Maradona, Beckenbauer, Ronaldo, Zidane, Cruyff, Mattheus, Muller, Garrincha e Platini.

La classifica completa la potete trovare qui :

http://www.theguardian.com/football/ng-interactive/2014/may/27/the-world-cups-top-100-footballers-of-all-time-interactive?CMP=fb_ot

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#ActionAidELoSport

23 Gen

Lo sport ha il potere di cambiare il mondo – scriveva Mandela – Ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di unire le persone come poche altre cose al mondo. Parla ai giovani in un linguaggio che capiscono. Lo sport può creare speranza, dove prima c’era solo disperazione”.

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Oggi, 23 gennaio 2014, a Roma, presso la Camera di Commercio si è svolta la Conferenza Stampa di L’Italia dello Sport è con ActionAid, moderata da Marco Mazzocchi, Caporedattore Rai Sport.
Sono intervenuti Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid Italia; Giovanni Malagò, Presidente del CONI; Mauricio Gomes Candeloro, Primo Segretario Ambasciata del Brasile in Italia; Adriano Coni, Responsabile Sostenibilità e Segretariato sociale RAI; i campioni sportivi Andrea Lucchetta, Simone Arrigoni e Stefano Baldini, e tanti altri ancora, tutti uniti per sostenere una buona causa.

L’iniziativa di ActionAid punta ad arrivare alle persone più deboli attraverso lo sport, inteso come strumento di riscatto sociale e di integrazione. Una sfida che si articolerà lungo tre grandi eventi, a loro modo rappresentativi dell’impegno e della passione che ActionAid da anni dimostra nelle sue azioni in difesa dei più deboli: la Fifa World Cup 2014, l’EXPO 2015 e i Giochi Olimpici Estivi di Rio 2016. In questo senso, ActionaAid lavorerà nel corso dei tre anni ad una grande opera di  sensibilizzazione sul diritto al cibo: l’Expo 2015, dedicata al tema  “Nutrire il Pianeta”, rappresenta infatti l’anello di congiunzione ideale tra due grandi eventi sportivi che si svolgeranno in Brasile.

Il punto di partenza è il Brasile, con un progetto per contribuire alla formazione e all’educazione civica di giovani e bambini attraverso lo sport e la creazione di classi doposcuola, nelle comunità di Heliopolis, la più grande favela di San Paolo. Il punto di arrivo è l’Italia, dove ActionAid realizzerà attività di sensibilizzazione e formazione per prevenire l’abbandono scolastico e migliorare gli spazi urbani del territorio, destinati a bambini e ai NEET (Giovani Not in Employment, Education or Training), giovani ormai quasi del tutto demotivati nel ricevere un’istruzione o una formazione, che non hanno un impiego, né sono impegnati in altre attività assimilabili, quali, ad esempio tirocini, stage o lavori domestici. Si tratta di un’emergenza sociale che caratterizza negativamente l’Italia dove, secondo l’OCSE, il 20% dei giovani tra i 16 e i 29 anni non ha ormai più alcuna motivazione nel ricercare un lavoro e opportunità per migliorare il proprio livello di formazione.

L’obiettivo è chiaro: coinvolgere, sensibilizzare e mobilitare il maggior numero di cittadini, istituzioni e media per dare sostegno ai progetti di ActionAid dedicati a milioni di persone che in Brasile, e in molte altre parti del mondo, soffrono ancora la fame e vivono in condizioni di estrema povertà.

Tutto ciò potrà essere realizzato solo grazie alla stretta collaborazione tra ActionAid e il CONI, con il coinvolgimento di importanti federazioni che hanno già aderito: FIN (Federazione Italiana Nuoto), FIR (Federazione Italiana Rugby), FCI (Federazione Ciclistica Italiana), FIPAV (Federazione Italiana Pallavolo), FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera), oltre ad alcuni enti di promozione sportiva come UISP (Unione Italiana Sport Per tutti), AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport) e altre che man mano aderiranno.

Un percorso lungo tre anni che vede la partecipazione di altri importanti interlocutori, stimolando e mettendo a frutto azioni sinergiche con le differenti realtà: Metro Italia, Associazione Stampa Romana, Gazzetta dello Sport. Il coinvolgimento e l’impegno della RAI costituiscono la migliore garanzia per il successo dell’iniziativa. 

 

ActionAid è un’organizzazione internazionale indipendente impegnata nella lotta alle cause della fame nel mondo, della povertà e dell’esclusione sociale. Da oltre 40 anni siamo a fianco delle comunità del Sud del mondo per garantire loro migliori condizioni di vita e il rispetto dei diritti fondamentali. ActionAid ha la sua sede di coordinamento in Sud Africa a Johannesburg e affiliati nazionali nel Nord e nel Sud del mondo.

#PacificoDiConsiglioDettoMoretto

24 Ott

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Maurizio Molinari, inviato del quotidiano La Stampa, racconta la storia di MORETTO, il boxeur che uccideva le SS a mani nude.

“Quando il 16 ottobre 1943 i tedeschi imprigionarono gli ebrei di Roma ne sfuggì loro uno, che continuerà a braccarli fino all’arrivo degli alleati. Questa è la storia di Pacifico Di Consiglio, detto Moretto, l’ebreo romano che di fronte alle persecuzioni scelse di battersi. Nasce nel 1921 in una famiglia povera, cresce senza il padre e quando a 17 anni viene discriminato dalle Leggi razziali reagisce iscrivendosi ad una palestra di pugilato, assieme all’amico Angelo Di Porto. Battersi sul ring lo aiuta a sfogare la rabbia e anche ad allenarsi perché davanti ai fascisti non abbassa gli occhi.
A via Arenula lo conoscono tutti. Nel luglio del 1943 sfilano i gagliardetti, impongono il saluto e lui lo rifiuta. Una camicia nera lo affronta, tenta di colpirlo ma lui è più veloce. La seconda volta finisce nella stessa maniera. Lo inseguono e lui si dilegua a Trastevere, che è casa sua. Quando il Gran Consiglio rovescia Mussolini, va a cercare i fascisti nella sede di piazza Mastai.
All’arrivo dei tedeschi l’8 settembre parte verso le Marche, assieme a cinque amici, e quando vengono a sapere della razzia del 16 ottobre torna indietro. Arriva a Roma a piedi, si finge sfollato andando ad abitare in una vecchia casa in via Sant’Angelo in Pescheria. Gira per Portico d’Ottavia trasformato in deserto, guarda le case vuote dove prima vivevano parenti, amici, compagni di scuola. E decide di restare.
Sfida la sorte andando ad abitare nella sua vera casa. Vive sotto il naso di tedeschi e bande fasciste che mangiano al ristorante «Il fantino». Ne studia i movimenti e quando può, anche da solo, li aggredisce. Usa le armi da fuoco, che sa usare e smontare.
La polizia fascista gli dà la caccia e l’1 aprile lo cattura, grazie ad una spiata. Lo portano al comando di piazza Farnese assieme ad altri quattro ebrei. Sa cosa lo aspetta. Finge un malore, si fa portare in una stanza con la finestra e salta dal secondo piano. Lo seguono Salvatore Pavoncello, Angelo Di Porto e Angelo Terracina. Non lo fanno Angelo Sed ed un altro, entrambi moriranno ad Auschwitz. La caduta è pesante, si rompe un polso, arriva a Monteverde con un amico sulle spalle e si nasconde in un garage. Cammina per la città a piacimento, pur sapendo di essere braccato.
I tedeschi lo prendono a corso Vittorio e lo portano alla Magliana. Sa che vogliono ucciderlo ma sul retro dell’auto militare c’è un tubo di ferro. Quando aprono le porte per farlo scendere, è lui che li sorprende, colpendoli a sangue, per fuggire ancora.
I tedeschi gli attribuiscono l’uccisione, con armi e a mani nude, di più militari ed SS. Davanti al bar Grandicelli lo bloccano e finisce a via Tasso. L’interrogatorio è brutale. Vogliono sapere dove si trovano altri ebrei, ma lui non parla. «Finì che avevo le ossa rotte, ero coperto di sangue» ricorderà.
Trasferito a Regina Coeli il 4 maggio 1944, vi resta fino al 20, quando lo fanno salire con altri ebrei su camion diretti al Nord. E’ l’inizio della deportazione. Appena in aperta campagna, Moretto non ci pensa due volte. Si getta sfruttando una curva ampia. Lo segue il cugino Leone, 20 anni, che viene falciato dalle mitragliate.
Moretto non va a Sud, dove ci sono gli alleati, ma torna a Roma. E’ un amico non ebreo di Testaccio che gli dà rifugio. Si unisce ai partigiani e su ordine del Comitato di liberazione presidia Ponte Sublicio per evitare che i tedeschi possano minarlo. Fino all’arrivo degli alleati. Moretto va loro incontro il 3 giugno, aiutandoli a eliminare i cecchini tedeschi. Da quando Roma diventa libera ha bisogno di un anno per venire a sapere dei lager, della fine di famigliari e amici. Sceglie di trasmettere alle nuove generazioni la determinazione a battersi a viso aperto. «Per dimostrare che la nostra comunità è fatta non solo di lacrime e sangue ma di coraggio e orgoglio» come riassume la moglie Ada, detta «Anita» in omaggio al carattere garibaldino di Moretto, scomparso nel 2006.” (Maurizio Molinari)

#Silvia